SANREMO 2020 (parte 3/3): OK, BOOMER

SANREMO 2020 (parte 3/3): OK, BOOMER
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Questo Sanremo mi è piaciuto. Nonostante Albano, Morgan e altre – in realtà poche – cose che mi hanno fatto schifo. Ma che fatica fare la mia top 5!
Ha vinto una canzone gradevole che è tra le mie 5 preferite, anche se non in testa: ha vinto Diodato con Fai rumore, ma non è lui il simbolo di questo Festival.

Senza nulla togliere a Diodato, il simbolo di Sanremo 2020 è Achille Lauro: lui è stato lo spettacolo, e lo spettacolo è stato lui.

Invece, si può dire che il titolo di questa edizione è «Ok, boomer» .

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Cosa significa «Ok, boomer»?

«Ok, boomer» è la risposta ironica e un po’ provocatoria della generazione Z (ma che piace anche ai Millenial) alle lamentele, alle critiche e ai giudizi paternalistici o passatisti che deve sorbirsi dai Baby boomer, cioè i nati tra gli anni ’40 e gli anni ’60. Non è un’offesa, semplicemente si prende coscienza della distanza generazionale, quindi della difficoltà e, in molti casi, impossibilità di comunicare.

Il concetto è questo: non pretendiamo che ci capiate, ma visti i danni che avete fatto (ambientali, economici, sociali, ecc.), almeno non rompeteci le palle con antipatiche ramanzine e ipocriti moralismi.

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Scritta “Ok boomer” sulla mano del cantante dei Viito, durante l’esibizione con Junior Cally (fotogramma RaiPlay).

Cosa c’entra con Sanremo?

Beh, se quella del 2019 è stata l’edizione del ricambio generazionale degli artisti e dei generi musicali, questa è stata quella dello svecchiamento duro e puro, con tanto di schiaffo a moralismi, perbenismi e tradizionalismi.

Una boccata d’aria fresca che ci voleva. E i boomer indignati devono mettersi l’anima in pace e guardare più in là, aumentare il passo, rinnovarsi. Oppure, più semplicemente, fare poca maletta.

La mia top 5?

5° posto – Junior Cally, No grazie

Potete dirgli quello che volete, potete metterlo in croce o alla gogna, ma a me è piaciuto. Prima del Festival non lo conoscevo e tutte le polemiche sollevate intorno a lui non hanno fatto altro che incuriosirmi. Lo aspettavo con curiosità, e sono rimasto tutt’altro che deluso.

4° posto – Irene Grandi, Finalmente io

Quanta energia, gran pezzo. Finalmente io mi è entrata dentro fin dal primo ascolto. Una voce che buca, una presenza scenica invidiabile e travolgente. Meritava di più.

3° posto – Diodato, Fai rumore

Mi è entrato dentro dopo qualche ascolto.

Come ho detto, un pezzo gradevole. Forse il più classico e tradizionale, un brano cucito su misura per Sanremo esattamente come “Viceversa” di Francesco Gabbani, che si aggiudica il mio preziosissimo premio della critica.
Ottimo Diodato.

2° posto – Rancore, Eden

Mi piace tanto. Una carica di energia, insieme a un testo profondo e a un’esibizione niente male. Per me sottovalutato.

Forse non tutti sono ancora pronti a questo genere, forse troppo poco popolare per raccogliere, in un contesto come il Festival di Sanremo, il successo e l’apprezzamento che merita.

Wow.

1° posto – Achille Lauro, Me ne frego

Era da dire.

Non vedevo l’ora di sentire il suo pezzo, che non è eccezionale, e mi sono trovato davanti a una performance incredibile. Poi ancora, ancora e ancora. Un artista, punto.

Ha vinto lui, contro tutto e tutti, a partire dagli schemi tradizionali che ha preso e distrutto con eleganza serata dopo serata, stonatura dopo stonatura, performance dopo performance.

Ma soprattutto con quel sorrisino. Che figo, chapeau.

Leggetevi questo pezzo sul perché Achille Lauro sta facendo andare tutti fuori di testa: l’ho trovato perfetto.

Una parentesi di delusione personale: le nuove proposte.

Senza nulla togliere a tutti gli altri, per me non ci sono dubbi: meritavano la vittoria Gabriella Martinelli e Lula, con “Il gigante d’acciaio”. Un pezzo che arriva dritto al cuore, un pugno nello stomaco: ciò che significa vivere accanto (o sopravvivere?) all’Ilva di Taranto. Mi hanno emozionato, fatto riflettere, conquistato.

Da ascoltare e far ascoltare.


Il consiglio di oggi è BABY BOOMER, MILLENIAL, GENERAZIONE “Z”: L’ALFABETO DELLE GENERAZIONI

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