IL METODO SCIENTIFICO COME ANTIDOTO PER LE BUFALE

IL METODO SCIENTIFICO COME ANTIDOTO PER LE BUFALE
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Mi occupo di una rubrica per la Rivista Aristotele. Per me un’occasione, un piacere, un onore. Una figata, insomma, #seguici!
Qui sul blog pubblico qualche estratto dei miei pezzi, allegando di volta in volta il link all’articolo completo pubblicato su #RivistaAristotele.


«La credulità oggi è un male più grande di quanto lo fosse un tempo,
perché oggi è molto più facile diffondere informazioni false.»

Una frase che sembra cucita addosso ai nostri tempi, in realtà pronunciata da Bertrand Russell nel 1922, quando le radio e i giornali cominciavano a essere molto diffusi. 

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Le bufale non sono una prerogativa dei nostri tempi, insomma – La differenza è che oggi grazie a Internet è molto più rapida la diffusione di queste bugie. Tecnicamente è possibile arrivare con qualche click dall’altra parte del globo, o comunque a un grande numero di persone e influenzarlo, specialmente se la notizia falsa è ben costruita, con tutte le caratteristiche che la rendono stravolgente e, al tempo stesso, credibile (titolo mozzafiato, immagini sdegnanti, tema scottante, semplificazione, …).

Imbattersi nelle fake news è frequente, riconoscerle può non essere così banale e richiede un approccio mentale e alcuni accorgimenti di tipo scientifico.

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No, per riconoscere una bufala non bisogna essere scienziati – In generale si parla di umiltà e consapevolezza dei propri limiti, che non devono diventare alibi dietro ai quali nascondersi, ma punti di partenza per crescere.

Piero Martin, professore di fisica sperimentale al Dipartimento di Fisica e Astronomia “G.Galilei” dell’Università di Padova, fa una riflessione interessante a questo proposito: 

«[…] la scienza può dare un contributo riproponendo due concetti che le appartengono e che l’hanno fatta crescere: il dubbio e l’errore. Dubitare e quindi anche sbagliare, verificare e pretendere che le affermazioni siano supportate da fatti, essere pronti a riconoscere i propri errori ed in generale il valore dell’“ignoranza costruttiva” (quella cioè che si colma con l’istruzione e l’apprendimento) sono passaggi fondamentali per il progresso della conoscenza scientifica, ma in generale anche per crescere.» (fonte)

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Gli accorgimenti che aiutano nel rendere l’esperienza online una navigazione consapevole possono essere diversi, ecco una breve guida in cinque punti.

  1. Controllare le fonti – Un articolo che cita delle fonti risulta più attendibile e trasparente. Se non ci sono fonti possono sorgere più dubbi sulla veridicità del contenuto. Ovviamente è importante controllare, se ci sono, l’attendibilità di queste fonti. Per farlo il più delle volte basta una breve ricerca su Google come, ad esempio, “www.nomesito.com è attendibile?” o “www.nomesito.it fake news”.
  2. Controllare se la notizia è stata ripresa da (o appare su) altri siti/testate/forum – Se la notizia è stata ripresa da una o più testate note, ad esempio Ansa, ci sono molte più probabilità che sia vera.
  3. Verificare la notizia con siti anti-bufale – I siti anti-bufale, o siti di fact-checking, esistono proprio per verificare le notizie e smascherare le bufale. Ne esistono diversi, ad esempio bufale.net e butac.it. Questo è forse il modo migliore per capire se ci si trova davanti a una notizia vera o a una fake.
  4. Se la notizia riguarda fatti scientifici, controllare i siti ufficiali sul tema – Uno su tutti, ad esempio, il sito dell’Organizzazione Mondiale Sulla Sanità. Incontrare bufale scientifiche è purtroppo frequente, per questo occorre fare particolare attenzione e accertarsi della veridicità di ciò che si legge, prima di ri-condividere link, immagini e contenuti.
  5. Leggere sempre bene e per intero una notizia – Può sembrare banale, ma non è inutile dire che non bisogna mai fermarsi al titolo. I titoli sensazionalistici nascondono il più delle volte delle non-notizie, degli inganni e delle bugie. È fondamentale leggere con attenzione senza dare per scontato o per buono nulla.

Ma non esiste una ricetta che vada bene sempre se non quella di sviluppare un sano spirito critico che in un certo senso renda ciascuno di noi meno fake-exposed, o magari un fact-checker.


 Ho eccezionalmente ri-pubblicato l’articolo integrale, ma ricordati di leggere e condividere quello originale su Rivista Aristotele cliccando qui. (Tranquill*, non devi pagar€ nulla.) 

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