TRENO: GLI INCONTRI CHE NON TI ASPETTI

TRENO: GLI INCONTRI CHE NON TI ASPETTI
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Il treno della mattina fa generalmente schifo, è stra-maledettamente pieno e regolarmente in ritardo. Spiega un po’ la trasformazione di «Trenitalia» in «Penitalia» (non rompete con il vandalismo, è comprensibile ribellione: ‘sto *dis*servizio ha fatto danni ben peggiori di una bravata del genere).

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In treno trovi sgomitate per prendere i posti, ascelle pezzate che puzzano solo a vederle, puzza di sudore che non la vedi ma cazzo se si fa sentire, maleducazione, caldo d’estate e gelo d’inverno, persone che urlano al telefono (magari anche in vivavoce), discussioni appassionate, fischiettii snervanti, caciara in generale. Se poi becchi i boy-scout e/o classi in gita fai l’en plein.

Poi arriva una mattina in cui fai uno di quegli incontri che non ti aspetti, di quelli che in qualche modo ti cambiano la vita. Lì e subito.

Mi è capitato lunedì scorso, il 14 ottobre 2019. Linea Ancona-Piacenza, ovviamente sono salito a Imola.

treno stazione imola
Stazione di Imola (Foto di Silvia Recupero dalla pagina Instagram @sei.di.imola.se.official)

Di lei so che è una mamma e un medico, sulla quarantina direi. No, non ha salvato nessuno e non ha fatto nessuna impresa in treno. Una persona normale che si è girata dalla parte giusta e ha teso la sua mano. Non era obbligata a farlo, infatti è stata l’unica. Un vero esempio.

È un caso che fosse una donna? Non lo so, forse no.

Si è girata verso di noi.

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Ero con un amico, lo chiamo Matteo perché non mi va di scrivere il vero nome. Era molto triste, e mi stava raccontando il perché.

Lei ha sentito e ha deciso di non far finta di nulla. Lo ha aiutato, ed è stata unica. A prescindere dal problema, che poteva anche essere una sciocchezza.

«Ecco, ho portato i miei problemi a degli estranei»

«Non siamo estranei, siamo tutti umani»

Ho pensato tutto il giorno al suo gesto e alle sue parole. Non so, forse non la incontrerò di nuovo, se succedesse la ringrazierei.

Ho imparato.


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