SANREMO: VOLEVI SOLO SOLDI

SANREMO: VOLEVI SOLO SOLDI
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Come sempre Sanremo inizia e finisce con le polemiche. 

Polemiche che quest’anno sono state più noiose, fastidiose, basse. Per questo la politica, con tutta la caciara che comporta, dovrebbe – avrebbe dovuto – starsene fuori.

Così non è stato, e dei giovani ragazzi si sono trovati al centro della bufera, oltre che in mezzo al branco di giornalisti – e giornalai – affamati di scoop, di visibilità. Quindi di soldi.
Con tutte le conseguenze che questo comporta.

Pertanto questi ragazzi – e concorrenti in generale – vanno capiti e non attaccati, rispettati e non coperti di merda.

Premiazione Mahmood, vincitore del Festival di Sanremo 2019 con il Pezzo "Soldi". (schermata da rai.it)
Premiazione Mahmood, vincitore del Festival di Sanremo 2019 con il pezzo “Soldi” (schermata da rai.it)
Ha vinto Mahmood con Soldi.

Una canzone che a un primo ascolto non colpisce, sembra fare indifferenza. Poi ci si ritrova a canticchiarla senza volerlo.

È uno dei tormentoni di questo Festival.

Fresca e orecchiabile, con un testo non indimenticabile, ma neanche banale. Il tutto condito da una buona voce e da una interpretazione sopra la media

Nulla di sconvolgente, insomma, Sanremo alla fine cerca – e premia – questo da sempre. 

Vedere complotti, messaggi politici o sabotaggi del volere popolare è strabismo. Oppure malafede.


Ma parliamo di musica: ecco la mia TOP 5.


5° POSTO – Achille Lauro, Rolls Royce

L’ultimo di questa classifica, che se letta al contrario diventa il primo. Volutamente: il podio è troppo scontato, troppo tradizionale.
Una provocazione, uno scontro generazionale nella musica, nello stile, nella sfacciatezza, nell’interpretazione e nel messaggio (che c’è, e fa riflettere). 

Non gliene frega un cazzo di niente e di nessuno, men che meno dell’intonazione. Ci vedo un sacco di Rock ’n’ Roll, e mi piace tantissimo.

Il vero simbolo di un Sanremo più fresco, aperto, diversificato, acuto. 
Sorprendente, da applausi. Nonostante tutto. 


4° POSTO – Simone Cristicchi, Abbi cura di me

Un pezzo non semplice, e molto elegante. La profondità di pensiero si percepisce dai primi versi: da seguire con attenzione fino alla fine. Commovente. 
Un po’ meno moscio e rischia di prendersi il Festival.


3° POSTO – Loredana Bertè, Cosa ti aspetti da me

A ogni ascolto piace sempre di più, entra dentro con la sua voce graffiante e al limite della sbavatura. 

Si sente la penna di Curreri, che è una garanzia. Meritava sicuramente di più.


2° POSTO – Ultimo, I tuoi particolari

Va capito, le pressioni e le aspettative erano decisamente dure, eccessive.

È deluso e amareggiato per il risultato, forte di un televoto che, invece, lo dava vincitore per distacco. D’altronde lo canta lui stesso: se devo avere poco scelgo di avere niente. 
Non tutti hanno il coraggio di dirlo. Soprattutto a inizio carriera, quando ancora non sono nessuno.

Il migliore sul palco. 

La canzone è bella, ma non la più forte. Manca il colpo del K.O. per trionfare. 

Ho un debole per questo artista, per la sua voce, la sua sensibilità, il suo carattere e la sua energia. 
Vedo del potenziale, non lo sprechi.


1° POSTO – Daniele Silvestri e Rancore, Argentovivo

La più rivoluzionaria, insieme ad Achille Lauro e agli Zen Circus (che, con L’amore è una dittaturaper me si aggiudicano il premio della critica).

Una canzone meditata, di spessore, che fa pensare. Musicalmente semplice, ma d’impatto. 

Un pezzo giovane, di un giovane. Sputato in faccia, senza peli sulla lingua. Un pezzo vero, e secondo me pure necessario, oggi. 

Tanta roba davvero: meritava la vittoria.

Immagine in evidenza tratta da leggo.it


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3 commenti

La nota stonata è stato raccogliere soldi col televoto per poi fare decidere il risultato da una giuria. E ‘ stato un brutto gesto verso tutti quelli che credevano di poter contare.

Caro Silvestro, è sicuramente una cosa che fa riflettere.
Il regolamento, però, era chiaro sin dall’inizio. Lo stesso Ultimo, pochi giorni fa, ha rilasciato un’intervista a Repubblica dove ammette di avere esagerato – almeno in parte – a causa delle pressioni della stampa, che erano insostenibili per un ragazzo così giovane.

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