NERO SU BIANCO: FEDERICO

Quando un libro – come qualsiasi altra cosa – viene a cercarti fino a casa non puoi far finta di nulla. Così è stato, per me, con Federico di Fabio Anselmo.

La presentazione del libro nella mia Imola.

Il Caso Aldrovandi ha scosso l’opinione pubblica come pochi altri e ha lasciato un segno indelebile nella giustizia e nella storia del nostro Paese.
In questo libro Fabio Anselmo, l’avvocato della famiglia Aldrovandi, lo ripercorre tutto, giorno per giorno.
Ricostruisce per la prima volta una storia che è stata raccontata all’opinione pubblica in modo frammentario, non senza bufale, omissioni e depistaggi.

Dalla presentazione del libro a Imola.

Ma il valore aggiunto di queste pagine è un altro. Anselmo arricchisce il suo minuzioso racconto con i suoi ricordi e sentimenti che hanno accompagnato la battaglia totale dei genitori Patrizia e Lino per ottenere verità e giustizia. Mette a nudo le difficoltà, la paura, la rabbia, il dolore.

L’incubo dell’essere sotto la lente di ingrandimento di tutto e tutti e al tempo stesso la necessità di urlare per farsi sentire, per non finire nel dimenticatoio delle aule di giustizia.

Riesce nell’impresa di staccare Federico dal Caso Aldrovandi, di riportare l’attenzione sul ragazzo appena 18enne privato senza motivo della sua vita, e sulla sua famiglia distrutta per sempre.
Perché dietro quel calvario giudiziario ci sono loro.

Federico Aldrovandi

Un libro che scava nel profondo di una morte che faceva paura, che sconvolgeva tutto e tutti nella piccola Ferrara. A questo proposito c’è un passo che, secondo me, fa molto riflettere.

Il dolore, anche sincero, genera subito solidarietà. Ma sei tu a viverlo in prima persona. Solo tu. E piano piano inizi a sentirti diverso dalle altre persone. Loro hanno una vita normale. Loro ne sono indenni. (…) Tu sei diverso e anche gli altri finiscono per vederti tale.

Secondo Anselmo il problema principale è la paura che – come è accaduto a lui – possa accadere a noi.
Una paura che ha bisogno di rassicurazioni, di “trovare una logica a quella disgrazia, che poteva accadere a chiunque, ma che ci sarà pure una ragione se è successa ‘a lui’ e non a noi.”


E così si personalizza la vicenda, si cede alla propaganda, si isolano le famiglie.


Per Federico era la droga. Una spiegazione facile, credibile ed efficace: era addirittura la ricostruzione della Polizia.
Era, appunto, perché oggi sappiamo tutti la verità.

Ma l’autore non fa sconti, e senza lasciarlo intendere scrive: “Si voleva ottenere l’annichilimento della sua personalità. L’annientamento di un’anima la cui perdita, in fin dei conti, si poteva anche accettare in un contesto sociale che di sicuro non aveva bisogno di un tossico. Anzi.”

Lo stile scorrevole e mai scontato di Anselmo propone una tragedia così grave come un romanzo, ma senza scollarsi mai dall’oggettività dei documenti giudiziari. (È un avvocato, del resto!)
Un romanzo del quale si conosce il finale prima di iniziarne la lettura, ma che, invece, stupisce incredibilmente nelle ultime battute.

Imperdibile.

 

#CommentoFinale

“Nell’ombra, nel silenzio spesso la Giustizia dorme, si distrae e perde la bussola. Li metteremo sotto gli occhi di tutti e si dovranno vergognare, Patrizia.”


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