NOTE DI COLORE: FERMI CON LE MANI

Fu un’azione combinata. Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro, poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo, in senso contrario, che gli fece perdere l’equilibrio, provocando una violenta caduta sul bacino.
Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di aver sentito il rumore. Nel frattempo mi alzai, spinsi Di Bernardo, ma prima che potessi intervenire D’Alessandro colpì con un calcio in faccia (o in testa) Cucchi mentre era sdraiato in terra. 

(Dalla testimonianza del carabiniere Francesco Tedesco)

Fabrizio Moro è stato uno dei primi a indignarsi. Quando quel drogato di merda non se lo cagava ancora nessuno. Anzi, metà del mondo politico dava addosso a sua sorella Ilaria Cucchi e alla sua famiglia. Gianni Tonelli, responsabile di un sindacato di polizia e oggi deputato leghista, addirittura la querelava, collezionando, dopo quella del caso Aldrovandi, l’ennesima colossale figura di merda.

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano
Fabrizio Moro in concerto canta “Fermi con le mani”. (Credit in foto)

Fermi con le mani è una canzone dedicata alla storia di Stefano Cucchi. Mi ero ripromesso di scrivere qualcosa su questo pezzo: il momento è arrivato.

Sentita dal vivo è da brividi: un misto unico di potenza, rabbia e sete di giustizia.
La frase più significativa per me è questa: è toccato ad ognuno di noi ma qualcuno l’ha presa di striscio, e un uomo è morto da solo, in una stanza che puzza di piscio.

Mi fa orrore pensare che Stefano era nelle mani dello Stato, quella sera. Doveva essere al sicuro, e invece è stato ammazzato di botte e lasciato morire tra atroci sofferenze. Da solo.

Il ritornello scava nel profondo e fa immaginare quel maledetto pestaggio.

Fermi con le mani, fermi con i piedi!

Un urlo incazzato che oggi trova ancora più senso e forza. Perché dopo 9 anni il muro è stato abbattuto: la verità sta venendo a galla, le scale stanno cominciando a parlare.

Stefano non era un santo e qualche cosa di sé la voleva cambiare. Qualche precedente per spaccio di droga e una vita in parte da recuperare, canta Moro. 

Ma da quando per un po’ di fumo e qualche altra porcheria in tasca è prevista la pena di morte?

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. (Fotogramma da adnkronos.com)

Appelli, manifestazioni, interviste, mobilitazioni, inchieste: una battaglia totale, e non ancora conclusa. 

Un muro distrutto dal coraggio, dalla perseveranza, dalla popolarità e dalla forza di combattere per avere giustizia.

La famiglia di Stefano ci ha messo tanto tempo, ma alla fine è riuscita a rompere il silenzio, a svelare quei maledetti segreti.

Chissà quante altre famiglie hanno visto i loro cari morire in circostanze ugualmente misteriose, senza avere lo stesso coraggio, la stessa perseveranza, la stessa popolarità e la stessa forza della famiglia Cucchi. Che si sono rassegnate a non avere quella giustizia a cui anche loro avrebbero avuto diritto.

Il pensiero va anche a loro.

Chiudo con il finale della canzone, e non servono commenti. 

La coscienza non dimentica. Mai.

 


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Una risposta

  1. 12 novembre 2018

    […] NOTE DI COLORE: FERMI CON LE MANI (STEFANO CUCCHI) […]

     

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