QUANDO VINCE L’ARBITRO?

Sì, anche l’arbitro vince.

L’arbitro vince quando dall’inizio alla fine è credibile, dinamico e determinato nelle decisioni. Quando sa tenere saldamente in mano la situazione e riesce a farsi accettare dai calciatori.

Non serve essere dei fenomeni, anche a me è successo qualche volta. Ne ricordo una, in particolare.

L’episodio è dubbio, quando si muove il pallone è sempre così.

Sono vicino. Passa un secondo, massimo due. Fischio deciso e corro sul dischetto: è rigore.

“Dìre – direttore di gara, ndr – ho preso la palla! Guarda dov’è andata!”

“Due, è fallo, ha preso prima la caviglia. Esca dall’area.”

Poche parole ma significative, ci insegnano così.

Qualche protesta che stronco sul nascere, poi tutti fuori dall’area. Senza fatica.

Di solito quando si fischia un rigore si scatenano proteste, discussioni, mischie e insulti dalla tribuna. Questa volta no.

94esimo: fischio finale. Per gli arbitri è sempre una liberazione, più di un cartellino rosso. Perché si scaricano adrenalina e tensione.

Ma stavolta ha un sapore diverso: questa partita l’ho vinta io.

Diversi vengono a stringermi la mano e si complimentano per la mia prestazione. Giocatori e dirigenti, di entrambe le squadre.

Ricordo le parole di un calciatore, in particolare. “Complimenti, è raro vedere un arbitro così giovane con questa voglia e questa personalità”.

Mi avvio verso gli spogliatoi e sento borbottare in tribuna. Distinguo una voce tra le altre: “Cazzo, finalmente un arbitro decente!”

Mi viene spontaneo girarmi e cercare di darle un volto, a quella voce. Ci metto poco, perché si fa notare ancora, quell’uomo sulla cinquantina, che mi grida: “Bravo arbitro!”

Sorrido, e proseguo per lo spogliatoio.

Sì, ogni tanto gridano bravo arbitro. È bellissimo, ma non significa nulla.

Come quando ti insultano: non vuol dire che, ad esempio, fai schifo, non sai fare o non capisci un cazzo, devi ritirarti, sei una merda hai della spazzatura al posto del cuore.

Un arbitro è bravo – e vince la partita – quando arbitra per davvero.

Il resto sta in un secondo piano, anche gli errori, che ci possono stare.

Perché arbitrare significa gestire.

Per questo l’arbitro bravo non è l’arbitro che non si vede. Il contrario.

L’arbitro bravo eccome se si vede. Non solo, si sente anche.

Non si tratta di egocentrismo o di voler rubare la scena ai calciatori. E neanche di fare il patacca, il fiscale o lo stronzo. Semplicemente di condurre ogni aspetto della gara con lucidità, personalità e credibilità.

Se fatto bene, tutto ciò viene sempre riconosciuto in termini di leadershipaccettazione rispetto.

Da tutti, nessuno escluso.

E l’arbitro vince.

 


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Associazione Italiana Arbitri

 

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Una risposta

  1. 12 novembre 2018

    […] QUANDO VINCE L’ARBITRO? […]

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