NON SOLO UN CONCERTO

Ho comprato il biglietto il primo maggio. Una data simbolica, adesso che ci penso. Magari non è una coincidenza, non lo so.

Non so neanche perché l’ho comprato subito, appena visto il manifesto, perché Fabrizio Moro mi piace, ma non sono un suo fan.

Un timbro di voce singolare e, almeno per me, emozionante, pur senza particolari doti, che alla fine non sempre servono. Un aspetto del tutto soggettivo, questo, che da sempre fa discutere, quasi come la squadra del cuore, quindi non vado oltre.

Entro piuttosto nel vivo di quello che sono state per me quelle due ore di musica.

Una bomba di energia. Fin dall’istante in cui è salito sul palco. Questa, per me, è stata la prima grande rivelazione.

Non lo avevo mai sentito dal vivo, e basterebbero forse tre parole: buona – la – prima.

Tre come le canzoni che mi hanno impressionato di più, nonostante le conoscessi già.

No, non parlo dei classici come, ad esempio, Pensa, Libero o Eppure mi hai cambiato la vita. E neanche degli ultimi successi Portami via, L’eternità e Non mi avete fatto niente.

Sia chiaro, una meraviglia queste qui, ma quelle che mi hanno davvero sconvolto (in positivo) sono altre.

In primo luogo Parole, rumori e giorni. Un capolavoro di poesia. Dal vivo è veramente da pelle d’oca. Anche musicalmente.

I passaggi più belli, secondo me, sono questi:

“Ma fra prendere e lasciare non si deve mai aspettare, perché il tempo che perdiamo non ce lo ridà nessuno.”

“Siamo fatti per sbagliare e poi tornare indietro, e desiderare sempre quello che sta dietro al vetro. Ma prenditi le scarpe e riprendi la tua rabbia, e continua a cercare il tuo ago nella sabbia.”

Tanta roba.

 

Il secondo pezzo è Pace, l’ultimo del concerto. A mio avviso è anche la canzone che ha interpretato meglio, forse perché particolarmente autobiografica. Quasi un trattato di poetica che spiega il senso della sua arte.

“Cerco solo il modo di trovare la pace che non ho”, ma anche “cerco la pace fra le cose che ho in mente, fra tanta gente che non cerca niente, nel dubbio amaro di un posto nel cielo, nell’incertezza fra il falso ed il vero. Cerco la pace, non è mai arrivata, per dare un senso a una vita sbagliata”.

La mia preferita. Fabrizio, chapeau.

 

Ma soprattutto mi ha impressionato Fermi con le mani, dedicata a Stefano Cucchi, un ragazzo morto nel 2009 in circostanze tutt’altro che chiare. In questa canzone c’è tutto, dalla rabbia alla voglia di verità e giustizia.

Una canzone a cui dedicherò un articolo intero, perché queste poche righe non bastano.

Brividi. Rabbia. Ma la coscienza non dimentica, mai.

Sicuramente la più toccante.

 

Insomma, 50 euro di Bonus Cultura 18app spesi bene, anzi, benissimo.

Sono tornato a casa con una convinzione più forte di prima: Fabrizio Moro è uno dei cantautori italiani più sottovalutati.

 


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2 Risposte

  1. 12 agosto 2018

    […] NON SOLO UN CONCERTO […]

     
  2. 28 agosto 2018

    […] NON SOLO UN CONCERTO […]

     

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