NERO SU BIANCO: IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO

Nero su bianco: Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino.

Liguria. Seconda Guerra Mondiale. Resistenza Partigiana.

Il periodo più difficile della storia italiana visto dagli occhi di un bambino, Pin.

Sua madre è morta e suo padre è fuggito, dunque Pin abita con la sorella che, per vivere, fa la prostituta, e a lui non ci pensa neanche di striscio.

Pin non ha molta confidenza con i suoi coetanei, i suoi amici sono gli adulti dell’osteria. Cerca di farsi accettare, di entrare a far parte del loro mondo, che però non riesce a comprendere. Guerra e donne, donne e guerra. Cose che lui non capisce e che non gli interessano. Ma lui è solo in cerca di un amico, un vero amico.

 

Un giorno, questi, forse per testare la sua fedeltà, gli “chiedono” (era una minaccia, altro che richiesta) di rubare l’arma a un marinaio tedesco, amante della sorella. Pin ci pensa, è dubbioso e non capisce la pretesa, ma la notte esegue. Il giorno seguente porta la pistola all’osteria dove stanno i grandi, che sembrano però aver cambiato idea e non essere più interessati all’arma. Preso dalla rabbia, Pin la nasconde sotterrandola nel suo posto segreto, quasi sacro, dove fanno il nido i ragni.

Intanto sono cominciate le ricerche dei tedeschi e Pin, tornando al paese con ancora il cinturone della pistola, viene preso, interrogato, picchiato e, non riferendo nessuna informazione, incarcerato.

In carcere conosce il giovanissimo ma eroico partigiano Lupo Rosso, che lo coinvolge nella sua evasione.

Pin è libero, ma solo.

 

Vaga senza sapere dove andare fino all’incontro con Cugino, un partigiano che poi lo conduce all’accampamento della sua banda, la banda partigiana comandata dal Dritto.

Una banda composta di personaggi strani, dubbi e poco eroici. Una banda dove nessuno ha coscienza di classe.

Quasi uno stravolgimento del mito della Resistenza eroica, valorosa e gloriosa. Un tocco voluto dall’autore, per rispondere a quello che era un tentativo di dare una direzione politica all’attività letteraria, dandole una funzione celebrativa e didascalica della lotta partigiana.

Non solo, perché si aggiungono anche tradimenti e ripensamenti, che complicano il già difficile contesto.

Ma Pin non capisce tutte queste cose. Lui piuttosto soffre il tradimento dell’ex partigiano Pelle. Infatti, nel momento in cui Pin è costretto ad abbandonare il distaccamento, in seguito a un “litigio” con il Dritto e alle sue battute troppo pesanti sugli altri della banda, si reca nel suo luogo segreto per recuperare la sua arma. Una volta arrivato, però, non trova nulla, se non distruzione totale, e sa che Pelle era l’unico a cui aveva detto dove aveva nascosto la sua pistola.

 

Pin torna da sua sorella e scopre che Pelle ha dato la sua pistola proprio a lei, quindi se la riprende e se ne va. Solo e disperato, ricomincia a girovagare nei suoi posti, fino a quando incontra di nuovo Cugino. Gli parla dei nidi di ragno e Cugino si mostra interessato, rendendo Pin felice di aver trovato l’amico che cercava, il suo punto di riferimento.

Dopo un finale lasciato intendere, che vale la pena vivere sfogliando le pagine di Calvino, “continuano a camminare, l’omone e il bambino, nella notte, in mezzo alle lucciole, tenendosi per mano”.

 

#CommentoFinale

Oltre ad essere un caposaldo della letteratura neorealista, è un colpo al cuore. Molto più di una trama, ben scritta o narrata che sia. Un romanzo che racconta e immerge il lettore nella Resistenza dell’autore e dei suoi compagni partigiani.

Da leggere.

 


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