ELEZIONI: LA MIA PRIMA VOLTA

ELEZIONI: LA MIA PRIMA VOLTA
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Domani è il 4 marzo: si vota per le elezioni politiche.

Ho diciannove anni. Sì, è la mia prima volta e no, non sarà così piacevole.

Per fare un ragionamento completo servirebbe molto più spazio, ma mi accontento di qualche osservazione generale.

Cresciuto in una famiglia modesta, tradizionalmente di centro-sinistra, mi trovo a dover dare il mio contributo di cittadino per scegliere quelli che saranno i miei rappresentanti in Parlamento per i prossimi 5 anni.

Comincerei proprio da questo primo aspetto: la rappresentanza.

L’Italia è una Repubblica parlamentare che si basa sulla democrazia rappresentativa.

Su questo concetto, a mio avviso, spesso sorgono alcuni malintesi. Non si può credere che una persona possa rappresentarne a tutti gli effetti un’altra, perché ciascuno è unico. Quindi si abbandoni definitivamente l’idea – si legga illusione – di trovare qualcuno che incarni alla perfezione ciò in cui crediamo e che ci guidi alla salvezza economica, fisica e, per chi ci crede, pure dell’anima. Sempre che non si senta la necessità di tornare indietro, come fanno i vecchi nostalgici e gli ignoranti, a un regime di tipo totalitario, dittatoriale, zarista o, addirittura, alla società imperiale, dove c’è il Dio in Terra perfetto, magnifico, “ghe pensi mi”, da seguire e adorare ciecamente.

Per questo, a mio avviso, non è neanche da prendere in considerazione la galassia neofascista, che va da CasaPound a Forza Nuova, toccando, talvolta, Fratelli d’Italia e Lega.

È decisamente ridicola, antiquata, superata e anacronistica, ma soprattutto xenofoba, razzista, antidemocratica e populista.

Allo stesso modo non penso a quella comunista: in termini di progresso, modernità, ma anche di programmi e politica estera ha delle analogie – chiaramente con idee e prospettive molto diverse dietro – con la precedente che mi destabilizzano e, soprattutto, non mi convincono.

Tra l’altro al momento buono i primi scappano e i secondi si dividono, sempre.

Escludo categoricamente dal campo anche Forza Italia, un partito che non esiste più, tenuto in piedi da un leader che, consumato dagli anni, non è considerato tale da nessuno nella coalizione di centro-destra. Forse perché una coalizione reale non esiste proprio, tantomeno un leader e una linea politica comune. Ciò che è certo è che sono gli stessi che tra il 2008 e il 2013, quando almeno erano coesi e avevano un capo ben preciso, hanno trascinato l’Italia a un passo dalla bancarotta e dal baratro, quindi oggi, se si pensa anche alla linea decisamente più estremista e a trazione sempre più leghista, sono di gran lunga più pericolosi.

Allo stesso modo escluderei immediatamente anche il Movimento 5stelle, che si dice portatore di democrazia diretta, l’esatto opposto di quella rappresentativa prevista dalla nostra Costituzione, e che, soprattutto, si autodefinisce come il nuovo che avanza, pronto a salvare tutti dalla partitocrazia, considerato il male assoluto.

Rousseau ne “Il contratto sociale” descrive divinamente la democrazia diretta, e devo dire che si tratta di una teoria che, se realizzata, porterebbe indubbiamente a completa attuazione il concetto di democrazia. Ma perché funzioni, scrive lui stesso, presuppone il cittadino totale, mobilitato da mattina a sera al servizio della collettività, sempre informato e guidato esclusivamente dall’obiettivo di perseguire il bene comune.

Utopico, no?

Se si pensa, poi, che lo si vuole fare sul web, contando su una piattaforma virtuale controllata da una società privata, basata su un algoritmo imperscrutabile e pure poco partecipata viene da sorridere.

La cosa ancora peggiore del Movimento, però, è che non ha una linea politica definita e coerente, perché affida ogni scelta al famoso algoritmo, che a sentir loro intercetta – e detta – la linea politica che di volta in volta va per la maggiore.

Una forza politica che, quindi, per guadagnare consensi dice alla gente ciò che questa si vuole sentir dire, facendo anche leva sui nostri peggiori istinti, dall’invidia alla rabbia e alla paura. Un po’ come la Lega (ex Nord).

Come potrei votare un partito di questo tipo, controllato da chissà chi, senza sapere prima quali posizioni adotterà in merito alle più disparate questioni?

E qui salta fuori un altro principio che reputo assolutamente imprescindibile oggi, domani e sempre: la razionalità.

Tempo fa ho scritto, in un post su Facebook:

Usiamo un po’ di più la testa, che tutto ciò che proviene dalla pancia, di norma, puzza e finisce – giustamente – in un gabinetto.

A parte il tono volutamente ironico, è chiaro che per fare una scelta di voto consapevole e ponderata occorre informarsi, conoscere, ragionare, capire: chi sostiene certe cose lo fa perché ci crede davvero oppure perché gli conviene per guadagnare consenso? Le proposte sono concretamente realizzabili? Le soluzioni sono credibili? È solo propaganda per le elezioni?

Lasciare spazio a populismo, complottismo e qualunquismo non risolve niente. Oggi servono idee e progetti lungimiranti.

Poi è assolutamente da abbandonare il tifo da stadio: la politica non è questo. La politica – nella forma delle elezioni – non è una partita, in cui c’è un vincitore, uno sconfitto o, al limite, un amaro pareggio.

La politica è il bene di tutti, oggi e, soprattutto, domani.

Non mi dilungherei troppo a parlare di Liberi e Uguali. Oltre a non rappresentare una vera alternativa di Governo, sembra partecipare a queste elezioni per “fare un dispetto” al suo partito di origine, il Partito Democratico, e a Matteo Renzi, considerato troppo centrista. Con le scaramucce personali, le divisioni e gli attacchi gratuiti diretti a chi la pensa in maniera simile, ma non identica, non si è mai ottenuto né si otterrà mai nulla. La politica non è neanche questo.

L’Italia, secondo me, ha bisogno di altro. L’Italia ha bisogno di qualcuno che ci metta serietà, impegno e voglia di fare e che sappia scendere a compromessi con le altre forze politiche per cercare di riformare i settori che necessitano interventi. Servono politici e persone che sappiano mediare e contrattare con le potenze europee per cercare di far sentire di più la nostra voce, senza arroganza, presunzione, nazionalismo o egoismo, quelli non possiamo permetterceli.

Io vorrei un Paese che guarda al futuro, un Paese aperto, giovane e dinamico, ma allo stesso tempo sereno e accogliente. Le frontiere non esistono più, ormai siamo cittadini del mondo: non esistono più le patrie e le nazioni da difendere contro i nemici della porta accanto, quella è roba da vecchi e frustrati.

Oggi, alle elezioni del 4 marzo 2018, non esiste un’alternativa credibile e convincente, o almeno io non la vedo.

Dunque entrerò per la prima volta nella mia vita in una cabina elettorale ed esprimerò il mio voto a favore di quello che considero il “meno peggio”, nonostante non abbia condiviso tanti provvedimenti in diversi settori, dall’immigrazione al lavoro, ma non solo.

Siccome non votare è una scelta-protesta-rassegnazione che non condivido, voterò con amarezza e profonda insoddisfazione un Partito Democratico deludente, talvolta incoerente e sempre più lontano dai miei valori, dalle mie idee, dai miei sogni.

Buon voto, buone elezioni a tutti.


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