“QUANDO TORNO A BOLOGNA VADO A TROVARE PAPÀ” – LA MEMORIA DI USTICA

Il racconto di una preziosa visita al Museo per la memoria di Ustica di Bologna.

Durante la mia visita guidata al Museo per la memoria di Ustica di Bologna, la guida mi ha chiesto di diffondere e raccontare la storia della strage di Ustica a chi non ne sa nulla, perchè è un disastro troppo spesso dimenticato o, addirittura, del tutto sconosciuto. Di certo non la deluderò, ma prima vorrei fare qualcosa di più: descrivere ciò che ho provato, ciò che ho sentito dentro, ciò che mi ha segnato e che ricorderò per sempre. Innanzitutto devo dire che le parole sicuramente non bastano per descrivere quel posto. Il Museo per la memoria di Ustica è un’opera d’arte da osservare e vivere in prima persona. È un luogo estremamente suggestivo, un luogo di commozione unico.

Si può vedere il relitto dell’aereo Itavia DC 9 ricostruito con i frammenti e i brandelli recuperati dal mare dove è precipitato. Si sentono le voci, anzi i sussurri che provengono da degli specchi scuri e che rappresentano le 81 vittime del disastro.

Ho scelto una frase che reputo significativa, una frase che mi ha fatto rabbrividire e che mi sono scritto sulla pelle. Era una bambina, e diceva “Quando torno a Bologna vado a trovare papà”.

Ecco, prima di entrare nel vivo della storia della notte del 27 giugno 1980, mi sento di affermare che nel Museo della memoria di Ustica ci vedo sì il simbolo del ricordo della strage del DC 9, ma anche quello di tutte le altre, troppe, morti del Mediterraneo.

Uno degli omaggi che venivano dati ai passeggeri dei voli Itavia

La storia della strage di Ustica

Il 27 giugno 1980 parte da Bologna, dall’aeroporto Guglielmo Marconi, il volo Itavia 870 Bologna-Palermo; sono le 20.08, due ore dopo l’orario previsto. L’arrivo è programmato per le 21.15. Non ci sono problemi: il DC 9 viaggia regolarmente, con a bordo 81 persone, 64 passeggeri adulti, 11 ragazzi tra i due e i dodici anni, due bambini di età inferiore ai 24 mesi e 4 uomini d’equipaggio. Durante il volo non è segnalato nessun problema, ma poco prima delle 21 del DC 9 si perdono le tracce radar.” (fonte)

Da quel giorno il silenzio. Qual è stata la causa del disastro? Perchè il DC 9 è precipitato in mare, nonostante non ci fossero problemi tecnici di alcun tipo? E soprattutto, davvero nessun radar ha visto la dinamica della tragedia? Qualcuno ha nascosto la verità su ordine di un superiore?

Le indagini sulla vicenda non sono mai state chiare ed efficienti. Solo nel 1989 viene consegnata da sei periti una prima relazione sulla possibile causa della tragedia, che così dichiara: “Tutti gli elementi a disposizione fanno concordemente ritenere che l’incidente occorso al DC 9 sia stato causato da un missile esploso in prossimità della zona anteriore dell’aereo. Allo stato odierno mancano elementi sufficienti per precisarne il tipo, la provenienza e l’identità”.

Poi arrivano delle forti pressioni, due periti affermano di non essere più convinti del missile e, quindi, l’ipotesi comincia a vacillare. Intanto l’indagine viene affidata ad altri periti che, nei primi mesi del 1994, rendono noti i loro risultati, che escludono con certezza che sul DC 9 sia esplosa una bomba. Nel luglio 1994, però, arriva un altro sconvolgimento di scena: gli stessi periti si pronunciano per la bomba, ma senza riuscire a spiegare com’era fatta nè dove era collocata. Di conseguenza i PM designati giudicano “il lavoro dei periti d’ufficio affetto da tali e tanti vizi di carattere logico, da molteplici contraddizioni e distorsioni del materiale probatorio da renderlo inutilizzabile” e alcuni di questi vengono addirittura estromessi dal loro ruolo per indegnità dallo stesso giudice che li aveva nominati.

Il 31 agosto 1999, dopo una serie di morti sospette di militari e persone legate alla vicenda e, forse, in grado di dimostrare la verità (suicidi palesemente finti, costruiti per nascondere omicidi), il giudice Rosario Priore ha stabilito che “l’incidente al DC 9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento” (sentenza).

Insomma, nella notte del 27 giugno 1980 nel cielo di Ustica c’era la guerra, e gli 81 civili innocenti che viaggiavano sul DC 9 non lo sapranno mai. La loro vita è stata spezzata da un atto di guerra (non dichiarata) internazionale, che probabilmente aveva intenzione di colpire un aereo militare libico su cui viaggiava il dittatore Gheddafi.

 


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2 Risposte

  1. 7 agosto 2018

    […] “QUANDO TORNO A BOLOGNA VADO A TROVARE PAPÀ” – LA MEMORIA DI USTICA […]

     
  2. 7 agosto 2018

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