LA DEMOCRAZIA IN RETE NON ESISTE (E NON PUÒ ESISTERE)

L’illusione di un mondo virtuale perfetto, incrollabile e democratico.

Quello della “democrazia della rete” (o e-democracy) è un tema di estrema rilevanza e importanza al giorno d’oggi. Capita spesso di leggere osservazioni, pensieri, post, commenti e articoli che trattano questo argomento, alcuni in modo serio, approfondito e realistico, altri, assolutamente la stragrande maggioranza, con tagli decisamente più superficiali, surreali, incoerenti. Questo è il primo aspetto da cui occorre partire per impostare un ragionamento appropriato: spesso sul web le persone condividono e esternano pensieri senza leggere per intero un testo, controllare la fonte delle notizie e, addirittura, senza un minimo informarsi, riflettere, ragionare, capire. Il 60% degli utenti su Twitter e il 70% di quelli su Facebook condivide e commenta articoli e post dopo aver letto solamente il titolo e, al limite, scorrendo fino al sommario.

Nessuno è certamente aiutato da chi, dall’altro lato, pubblica contenuti che hanno il solo obiettivo di confondere il pubblico, creare polemiche e attrarre audience tramite titoli o slogan mozzafiato e stravolgenti, ma questi fenomeni, denominati dagli studiosi “sharebait” e “clickbait”, trovano fondamentalmente origine e diffusione sulla pigrizia degli utenti.

E questa sarebbe l’era dell’informazione digitale accessibile e alla portata di tutti?

Ma, arrivando al punto, perchè la democrazia in rete non esiste e, nella realtà di oggi, non può esistere?

I social network, nonché l’intera rete virtuale, sono creazioni umane, sono il risultato di algoritmi scritti dall’uomo. Gli spazi online sono studiati appositamente per spostare l’attenzione dalla partecipazione civile, uno dei tanti aspetti che stanno alla base della “vera” democrazia, a un mondo che non esiste fisicamente e naturalmente. Il web è certamente uno strumento potenzialmente utilissimo, ma non è neutrale e bisogna conoscerlo per non rischiare di rimanerne intrappolati. Chi gestisce queste piattaforme ha in mano i dati sensibili e conosce gli interessi di ogni individuo del mondo, o quasi, e può gestirli a suo piacimento, senza alcun tipo di controllo o limitazione possibile.

Gli algoritmi che stanno alla base di tutto il virtuale sono come delle “scatole nere”, imperscrutabili. Infatti, anche nei portali più visitati e avanzati, non ci sono reali possibilità di controllo che, invece, troviamo in una società civile. Quindi dove sta la trasparenza? Quella di avere la possibilità di partecipare al processo politico e alle decisioni stando dietro uno schermo è solo un’illusione. Non possiamo mai avere la piena certezza che le nostre azioni abbiano un seguito reale e non si fermino a un click di mouse. Insomma, un mouse e una tastiera non bastano per cambiare nel concreto le cose (o tentare di farlo): è necessario rimanere costantemente calati nella realtà, sostenere continuamente un impegno civico e informarsi correttamente.

Su Internet vince chi fa più scalpore, chi la “spara più grossa”, chi dà una notizia per primo. Su Internet vincono le notizie false, i populismi, le facilonerie, le barzellette, le distrazioni di massa. E ancora, vince la bellezza esteriore, vince il più forte, vincono i fotomontaggi, vincono i sacchetti da 2 centesimi, vince l’ignoranza, vince la disattenzione, vincono i controlli per schedare ciascuno a scopi commerciali (vedi la serendipità, obiettivo di tutti i big della rete, primo su tutti Google), vincono i profili falsi, vincono le diffamazioni, vincono le polemiche sterili, vincono le bugie. Una persona che filma un incidente o un pestaggio e poi posta il video sul suo profilo riscuote un grandissimo successo sui social, perché ottiene un grande seguito e moltissime attenzioni tra migliaia di commenti, condivisioni e reazioni: diventa famoso, ovvero ciò che desiderava. Nella realtà, invece, viene processato, condannato e messo in carcere per omissione di soccorso. Dove sta la democrazia, dove sta la giustizia sociale?

Il web, poi, è controllato da qualcuno che non ha contendenti. Antonio Gramsci insegna, invece, che la democrazia è strettamente legata al pluralismo politico in una società civile. Insomma, quella di un mondo virtuale democratico, nella realtà attuale, è semplicemente un’utopia (in cui non smetterò mai di credere, ovviamente).

Di fatto sul web vincono i dati. In democrazia, invece, vincono le persone.

Un nativo e “attivo” digitale.

 


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