IL FIORE DELL’ANTIFASCISMO

È davvero possibile un ritorno del regime fascista? Che ruolo svolgono la stampa e la televisione in Italia? Cosa rimane delle manifestazioni “E questo è il fiore” di Como e Imola?

Due appuntamenti intitolati “E questo è il fiore”, quelli di Como e Imola del 9 dicembre scorso, sono stati organizzati per dare una risposta alla provocazione fascista a Ostia, contro una testata giornalistica, e a Forlì, contro un sindacalista della Fiom, ma anche alle azioni di tipo squadrista organizzate da un gruppuscolo a Como e al raid alla sede di Repubblica.

Più di 10mila persone sono scese in piazza a Como per la manifestazione nazionale a cui hanno aderito cittadini, politici, associazioni e sindacati, mentre sono state circa duecento le persone che hanno preso parte al più modesto, ma ugualmente simbolico e significativo, presidio imolese. Tutti uniti per condannare fermamente ogni tipo di fascismo, intolleranza e violenza fisica e verbale, che hanno visto ieri e, purtroppo, vedono anche oggi esponenti di estrema destra protagonisti indisturbati.

Si è parlato fin troppo, e quasi sempre a sproposito, di questa iniziativa.

L’invito del Partito Democratico rivolto a ogni forza politica a sostenere il valore imprescindibile dell’antifascismo, lo stesso su cui si fonda la Costituzione italiana, che ha nell’antifascismo la propria linea guida, sorprendentemente è stato definito una strumentalizzazione a fini di propaganda politica dal Movimento 5stelle e dal resto della destra. Non solo, ha suscitato numerosi commenti denigratori e offensivi per quella che era ed è stata una pacata e, soprattutto, doverosa iniziativa in difesa dei valori, della libertà, del rispetto delle persone, della legalità, della democrazia. Oggi il pericolo di un ritorno di un regime fascista sulla falsariga di quello del ventennio non è reale, ma è innegabile la possibilità che un regime con lo stesso contenuto di odio, violenza fisica e verbale, volontà di repressione delle libertà di stampa, opinione e manifestazione, sfiducia verso le istituzioni e guerra contro quello che di volta in volta viene individuato come il nemico comune, nonché “la prima causa” di tutti i disagi delle persone, sia alle porte, con i necessari cambiamenti resi possibili dalle nuove tecnologie.

Il fascismo, come ogni altra forma di totalitarismo, è sempre dietro l’angolo e non va sottovalutato, soprattutto in periodi come questi, dove c’è un diffuso disagio sociale, le masse soffrono per la mancanza di prospettive, i giovani sono frustrati per la carenza di lavoro e le famiglie temono di retrocedere socialmente. È un terreno fertile per i movimenti populisti.

In Italia, forse per la mancanza di spinte ideali, la maggior parte delle persone si è arroccata, è delusa, pensa ad altro ed esplode la protesta solo in occasione di eventi di estrema efferatezza, ma il suo silenzio lascia troppo spazio al vociferare della minoranza violenta e intollerante. La stampa e la televisione italiana, anche quella pubblica, in nome dello spettacolo stanno facendo dei militanti neofascisti e neonazisti degli ospiti fissi e dialoganti in tutti i maggiori talk show e accettano i dibattiti organizzati da CasaPound, mettendo a confronto il loro segretario Simone Di Stefano con i principali giornalisti televisivi italiani, da Enrico Mentana a Nicola Porro, da Corrado Formigli a David ParenzoDiscutere con CasaPound, Forza Nuova o altre organizzazioni simili significa far entrare nel dibattito nazionale la retorica fascista. Costoro vanno mostrati nei loro tratti francamente ridicoli e patetici, non si deve fare l’errore di prendere sul serio i loro argomenti, dal momento che rifiutano di usare la razionalità, che è il minimo comune denominatore di un qualsiasi dibattito.

La destra, non scendendo in piazza, ha commesso un serio errore: minimizzando o, addirittura, smentendo un problema reale ha dimostrato, per mero calcolo elettorale, di essere connivente e, forse, fiancheggiatrice di persone impresentabili. Un calcolo che nel 1922 fu gravido di tremende conseguenze per il nostro Paese.

I gruppi neonazisti e neofascisti, che oggi non sono altro che “quattro ragazzetti ribelli con le teste rasate”, non è così improbabile che riescano ad acquistare credibilità, consenso e potere politico in un’Europa che pare in balia più che mai dell’indecisione e della mancanza di disegno politico alto e di prospettive ideali.

Sono cambiate le forme, è completamente diverso il contesto storico e si conoscono le disastrose conseguenze, ma questi non sono antidoti sufficienti a scongiurare il ritorno del fascismo: è necessario continuare a vigilare. Ogni giorno deve essere “E questo è il fiore”.


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2 Risposte

  1. 18 febbraio 2018

    […] IL FIORE DELL’ANTIFASCISMO […]

     
  2. 7 agosto 2018

    […] IL FIORE DELL’ANTIFASCISMO […]

     

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