LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI

Perché Di Maio si è tirato indietro? Come in un film di Romero ci chiediamo se oggi in Italia esista ancora la politica.

Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Beppe Grillo, Giorgia Meloni, Pierluigi Bersani e chi più ne ha più ne metta. Cos’è oggi la politica? Chi è oggi la politica? In Italia esiste ancora la politica?

Mai come in questi giorni sorgono dubbi importanti in merito a tutto ciò. Forse perché in Italia non c’è una classe politica di livello europeo, tantomeno del calibro, ideologie a parte, dei vari Berlinguer, Moro e De Gasperi, ad esempio. O forse perché oggi, alla luce degli ultimi appuntamenti elettorali, il primo partito per numero di consensi è una forza che si può definire “antipolitica”. Ciò significa che la maggioranza dei cittadini si sente rappresentata da politici che non credono nei principi sui quali si fonda la politica stessa.

“Tutto è male. Tutto è sporco. Tutti fanno i propri interessi personali. Nessuno va oltre gli astratti ideologismi e fa azioni rapide e concrete. Nessuna mediazione, nessun confronto, nessun compromesso.”

Insomma, una politica fondata sulla critica e sulla polemica, senza una chiara e coerente proposta di cambiamento. Ecco, alla retorica del Movimento 5stelle di Beppe Grillo manca l’anima della politica.

Ad oggi, con una classe dirigente del genere e con il suo modo di “fare”, non avremmo finito di scrivere neanche una pagina della nostra Costituzione, che rappresenta, invece, l’emblema di quello che fu il compromesso politico più importante della storia italiana.

La volontà generale, ossia il volere del popolo, non sempre rappresenta il bene comune per il popolo stesso, è un dato di fatto. E fa male scrivere queste parole, in particolar modo a delle giovani mani che credono nello spirito di comunità, nel cambiamento, nella democrazia, nel progresso.

Allo stesso modo è straziante assistere agli avvenimenti che coinvolgono la classe politica attuale.

Dalle scaramucce personali tra Massimo D’Alema e Matteo Renzi al ridicolo ritorno in voga di Silvio Berlusconi, perché molti dimenticano che è sempre quello del quasi baratro economico e del successivo Governo Monti, delle barzellette erotiche, del Bunga Bunga, della nipote di Mubarak, delle mazzette, degli epiteti “culona inchiavabile” e “abbronzato” riferiti rispettivamente ad Angela Merkel e Barack Obama, del baciamano al sanguinoso dittatore libico Muammar Gheddafi e tanto, troppo altro. Per arrivare al fatto più recente: il faccia a faccia televisivo tra Luigi Di Maio, candidato grillino alla Presidenza del Consiglio, e Matteo Renzi, segretario e leader del Partito Democratico.

Il primo, forte della sua apprezzabile campagna elettorale, sfida il secondo ad un confronto diretto, scegliendo la data (7 novembre), la rete televisiva (La7) e il conduttore (Giovanni Floris). Renzi accetta la sfida, ma il giorno prima della data fissata arriva la rinuncia di Di Maio al faccia a faccia precedentemente tanto voluto e cercato. La motivazione ufficiale si fonda sul risultato delle elezioni siciliane, che hanno visto il PD sconfitto nettamente (come se fosse una novità in Sicilia), per cui il grillino sostiene che non valga la pena confrontarsi con Renzi, perché non è più il leader della sua parte politica e, quindi, non rappresenta più il competitor del Movimento 5stelle.

Un passo indietro in cui, però, molti hanno visto una dimostrazione di paura e di incapacità di tenere il confronto, ma anche una mancanza di rispetto verso chi a quel faccia a faccia voleva assistere e in particolare verso i tanti addetti ai lavori di La7 che per quella puntata avevano lavorato giorni e che si sono trovati a doverla interamente rivedere in meno di 24 ore. Serata a cui Renzi non ha rinunciato, quella del 7 novembre scorso, dimostrando sicuramente, a prescindere dalle opinioni e dal partito politico, coerenza, coraggio e rispetto. “Se un leader che vuole governare l’Italia ha paura di uno studio televisivo, semplicemente non è un leader”, scrive sulla sua pagina Facebook. Come dargli torto, in questo caso? Anche se il faccia a faccia più importante per Renzi e per il Partito Democratico sarebbe quello con i suoi elettori, molto spesso mancato negli ultimi anni e le cui (giuste) conseguenze si vedono eccome.

 


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