RESPINGERE LA VIOLENZA CON LA VIOLENZA? IN ITALIA SI PUÒ

RESPINGERE LA VIOLENZA CON LA VIOLENZA? IN ITALIA SI PUÒ
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Non tutti lo sanno: in Italia è lecito respingere la violenza con la violenza.
Ecco come, quando e perché si parla di legittima difesa.

Codice Penale legittima difesa

In Italia chi ruba viene premiato e tutelato, mentre chi si difende da un ladro viene rovinato e fatto marcire in galera.

Quante volte si sentono discorsi di questo tipo, troppe volte.

Alla base vi è una percezione indotta principalmente da due fattori:

  1. Racconto parziale, confusionario o addirittura scorretto dei fatti di cronaca, spesso condito da una pesante strumentalizzazione politica
  2. Diffusa ignoranza della legislazione in merito di legittima difesa

Se sul primo non possiamo farci nulla, se non evitare di dare audience a giornalisti e politici scorretti, sul secondo punto possiamo – e dobbiamo informarci per colmare i dubbi e capire meglio come funziona la legittima difesa in Italia.

Il riferimento è il Codice Penale, che disciplina la legittima difesa all’articolo 52.

Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

L’articolo è molto chiaro: in Italia, in situazioni di pericolo, ci si può difendere, anche con la violenza.

Sarebbe importante ribaltare il proverbio «fatta la legge, trovato l’inganno» in «fatta la legge, studiamola e capiamola». 

Proviamoci, usando informazioni autorevoli accessibili a tutti in rete.

Innanzitutto va chiarito, anche se è un aspetto secondario della norma, che il termine offesa non deve far pensare necessariamente a una violenza.

È invece importante specificare quali sono i requisiti necessari per poter parlare di legittima difesa: 

Il pericolo deve essere attuale. Se così non fosse, non ci sarebbe più una difesa, ma una vendetta, se il pericolo è passato.

In presenza di un pericolo futuro, invece, il soggetto è sempre tenuto a invocare la difesa dello Stato.

La reazione all’aggressione deve essere difensiva e non aggressiva.

Come disciplina l’articolo 393 del Codice Penale, è sempre vietata se il soggetto ha la concreta possibilità di rivolgersi all’autorità giudiziaria.

Di fatto, la difesa violenta non è legittima se il soggetto aggredito ha altre modalità per difendersi. Ad esempio la fuga, anche se la vittima non è tenuta a fuggire quando la fuga stessa risulti poco efficace o addirittura dannosa per sé o altri: non sempre fuggire risulta una soluzione al pericolo, ma può capitare.

Occorre, come sempre, distinguere caso per caso, ma è chiaro che si tratta di un principio guidato da ratio e buonsenso.

La proporzione tra offesa e difesa è il rapporto tra il male minacciato o subito e quello procurato all’aggressore con la reazione violenta.

Si tratta di un principio che, pur tutelando l’aggredito, non concede a nessuno la licenza di farsi giustizia autonomamente, magari uccidendo, quando non è strettamente necessario.

La legge stabilisce che in caso di aggressione in una abitazione o in ogni altro luogo in cui si esercita un’attività professionale, commerciale o imprenditoriale la proporzione tra offesa e difesa è presunta quando vi è anche solo il rischio di essere aggrediti, quando la vittima usa un’arma legittimamente detenuta o quando a rischio non è solo l’incolumità delle persone ma anche la tutela dei beni propri o altrui.

legittima difesa arma pistola

Ma c’è un ma.

La legge disciplina anche la legittima difesa putativa, che tutela l’aggredito che si è difeso in modo violento e sproporzionato rispetto all’offesa.

La difesa violenta e sproporzionata rispetto all’offesa è comunque legittima in caso di una sopravvalutazione del pericolo dovuta ad un qualsiasi fattore oggettivo: dai mezzi difensivi a disposizione dell’aggredito alla situazione psicologica che si vive in momenti così difficili, dalle condizioni e dalla natura dell’ambiente circostante al momento della giornata, dal tempo di decisione effettivamente a disposizione per neutralizzare il pericolo alla differenza di stazza fisica tra l’aggredito e l’aggressore, per fare qualche esempio.

Va sottolineato che, eccetto i casi in cui risulta immediatamente eclatante l’esistenza dei presupposti della legittimità della difesa, è indispensabile fare delle indagini per ricostruire la dinamica dei fatti.

Dunque è procedura d’ufficio l’iscrizione nel registro degli indagati del soggetto in realtà aggredito e che si è legittimamente difeso, ipotizzando reati anche gravi (in base alla vicenda).

Ma indagato non significa condannato.

Infatti, come si legge anche sul Quotidiano del Diritto

(…) con le norme attuali quasi tutte le sentenze sono di assoluzione o comportano pene minime.

La legge c’è, viene utilizzata in pochissimi casi e garantisce equilibrio e giustizia, anche se il politicante cerca di persuadere le persone del contrario per guadagnare popolarità sulla percezione di paura e insicurezza.

Informarsi correttamente significa andare oltre agli spot e alle prediche di chi vive grazie alla menzogna, alla paura e all’incompetenza.

Meditare ed informarsi sono doveri di ogni cittadino in quanto tale, Rousseau diceva anche questo.


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