RESPINGERE LA VIOLENZA CON LA VIOLENZA? IN ITALIA SI PUÒ

Non tutti sanno che in Italia è lecito respingere la violenza con la violenza. Ecco come e perché.

“In Italia chi ruba viene premiato e tutelato, mentre chi si difende da un ladro viene rovinato e fatto marcire in galera”. Quante volte si sentono discorsi di questo tipo, troppe volte. Alla base di tutto ciò vi è una diffusa ignoranza della legislazione e, in particolare, del Codice Penale, che nell’articolo 52 disciplina la tanto discussa legittima difesa. La legittima difesa in Italia esiste e, cosa a molti sconosciuta, prevede l’uso della violenza di fronte ad una situazione di pericolo. Sarebbe importante ribaltare il proverbio “fatta la legge, trovato l’inganno” in “fatta la legge, studiamola e capiamola”, perché non è concepibile lo stato di ignoranza così diffuso che riguarda questo e tanti altri temi spesso all’ordine del giorno in Parlamento e, conseguentemente, al centro dell’opinione pubblica.

L’articolo 52 del Codice Penale parla chiaro. “Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.”

Innanzitutto va chiarito, anche se è un aspetto secondario della norma, che il termine “offesa” non deve far pensare necessariamente ad una violenza. È invece importante specificare quali sono i requisiti necessari per poter parlare di legittima difesa. La legge fa riferimento principalmente all’attualità del pericolo, alla necessità di difendersi e alla proporzione tra difesa ed offesa.

In primo luogo, il pericolo deve essere attuale perché, se così non fosse, non ci sarebbe più una difesa, ma una vendetta, se il pericolo è passato, mentre in presenza di un pericolo futuro il soggetto è sempre tenuto a invocare la difesa dello Stato.

Il principio della necessità di difendersi, invece, specifica come la reazione all’aggressione debba essere difensiva e non aggressiva e, come disciplina l’articolo 393 del Codice Penale, è sempre vietata se il soggetto ha la concreta possibilità di rivolgersi all’autorità giudiziaria. Da tempo si discute su questo punto ma, di fatto, la legittima difesa non può essere invocata tutte le volte che il soggetto aggredito ha altre modalità di difesa. Una di queste potrebbe essere la fuga, anche se l’aggredito non è tenuto a fuggire quando la fuga stessa risulti poco efficace o addirittura dannosa per sé o altri. È davvero difficile individuare casi in cui fuggire risulti una soluzione al pericolo. Occorre, come sempre, distinguere caso per caso, ma è chiaro che si tratta di una legge guidata dalla ratio e dal buonsenso.

L’ultimo principio è la proporzione tra offesa e difesa, ovvero tra il male minacciato o subito e quello procurato all’aggressore con la reazione violenta. In sostanza si tratta di un principio che, pur tutelando l’aggredito, non concede a nessuno la licenza di farsi giustizia autonomamente, arrivando addirittura ad uccidere, quando non è strettamente necessario. In caso di aggressione in una abitazione o in ogni altro luogo in cui si esercita un’attività professionale, commerciale o imprenditoriale la proporzione tra offesa e difesa è presunta quando vi è anche solo il rischio di essere aggrediti, quando la vittima usa un’arma legittimamente detenuta o quando a rischio non è solo l’incolumità delle persone ma anche la tutela dei beni propri o altrui. La legge disciplina anche la legittima difesa “putativa”, in caso di una sopravvalutazione del pericolo dovuta ad un qualsiasi fattore oggettivo, dai mezzi difensivi a disposizione dell’aggredito alla situazione psicologica che si vive in momenti così difficili, dalle condizioni e dalla natura dell’ambiente circostante al momento della giornata, dal tempo di decisione effettivamente a disposizione per neutralizzare il pericolo alla differenza di stazza fisica tra l’aggredito e l’aggressore, per fare qualche esempio.

A questo proposito, però, bisogna anche sottolineare che, eccetto i casi in cui risulta eclatante l’esistenza dei presupposti della “legittima difesa”, è indispensabile fare delle indagini per ricostruire la dinamica dei fatti ed è doverosa, oltre che obbligatoria e giusta l’iscrizione nel registro degli indagati del soggetto in realtà aggredito e che si è legittimamente difeso, ipotizzando anche il reato più grave. Ma, cosa che tanti sembrano dimenticare, “indagato” non significa “condannato”, in particolar modo se a dirlo è un telegiornale o, soprattutto, un politico in cerca di consenso e popolarità. Infatti, nella maggior parte dei casi arriva l’archiviazione o l’assoluzione completa per chi si è difeso. La legge c’è e funziona, perché garantisce equilibrio e giustizia, anche se il politicante cerca di persuadere le persone del contrario, strumentalizzando e manipolando i casi di cronaca per meri fini politici.

Ancora una volta, come troppo spesso accade, il problema è l’ignoranza. Informarsi correttamente significa andare oltre agli spot e alle prediche di chi vive grazie alla menzogna, alla paura e all’incompetenza.

Meditare ed informarsi sono doveri di ogni cittadino in quanto tale, Rousseau diceva anche questo.

 


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