GIOVANI E SPORT: IMOLAFUTURO COMBATTE LA DISPERSIONE

GIOVANI E SPORT: IMOLAFUTURO COMBATTE LA DISPERSIONE
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A Imola si parla anche di giovani, sport, opportunità nascoste e prevenzione di disagio e dispersione.

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Il comitato ImolaFuturo è vicino ai giovani e si impegna per promuovere politiche giovanili innovative e funzionali.

Il 18 ottobre scorso è stata inaugurata, presso il Circolo Sersanti, una prima importante iniziativa: “Lo sport: un’opportunità educativa”.

L’idea:

riunire allenatori, rappresentanti di società sportive imolesi, docenti di ginnastica, educatori e gestori di spazi frequentati dai ragazzi, per individuare, discutere e ridisegnare insieme il ruolo dello sport e dei suoi esponenti nella prevenzione del disagio e della dispersione giovanile.

Ad aprire il confronto è stato Claudio Zanelli, presidente del comitato, che ha spiegato quanto lo sport incide, nel bene o nel male, sulla formazione e sulla maturazione dei giovani.
In particolare ha specificato l’obiettivo dei tre incontri previsti: costruire un documento che raccolga le buone pratiche di interventi educativi. Poi diffonderlo in rete e, se necessario, aggiornarlo periodicamente con il contributo di tutti. Renderlo in qualche modo un manifesto-manuale operativo per attuare politiche giovanili adeguate.

Successivamente è intervenuto lo psicologo Alberto Martini, detto Bibo, moderatore dell’incontro.

I giovani tendono, nella maggior parte dei casi, a identificarsi nello sport piuttosto che in altri ambienti come, ad esempio, quello artistico. In una società sportiva nascono legami, rapporti e amicizie tra compagni e, cosa che molti ignorano o, comunque, sottovalutano, quando un ragazzo lascia lo sport rischia di perdere ogni legame, trovandosi in una situazione tutt’altro che facile.
Non stupiamoci se poi i giovani si fumano le canne: non hanno alternative. Nessuno di loro va dimenticato né abbandonato.

Tra i partecipanti alla tavola rotonda numerosi sportivi, dal rugby al tennis, dalle arti marziali all’Ultimate Frisbee, dal nuoto al pugilato, ma anche una docente di educazione motoria e un educatore che si occupa di aiutare bambini dai 3 ai 12 anni a sviluppare autonomia e abilità motorie, che negli ultimi anni si stanno perdendo a causa del sempre maggiore uso dei dispositivi digitali.

“Educare oltre lo sport” è il primo aspetto affrontato.

“Essere educatore significa incoraggiare chi è meno educato”, sottilinea Francesco Calderan, giovane allenatore di rugby, mentre Claudio Zanelli, forte del suo passato da tennista, parla dell’importanza di principi quali onestà e responsabilità, nello sport come in ogni situazione.

Mi ha colpito molto la confessione di Edgard Serba, educatore della I.E.F.S.:

Sono i bambini che, con le loro difficoltà motorie mi educano e, soprattutto, mi fanno capire quale deve essere il mio intervento.

Il secondo spunto riguarda il rapporto tra i genitori e lo sport che i figli praticano.

Dalla totale assenza percepita dalla prof.ssa Daniela Cucuzza dell’Istituto Alberghetti, si passa a genitori che vogliono sostituirsi agli allenatori e creano pressioni eccessive sui figli, come racconta Angelo Busicchio, giocatore di rugby e per molti anni barista della piscina comunale dell’impianto sportivo “Ruggi”.

Gilberto Sedioli, dell’associazione di Karate “TAKESHI”, lamenta bambini troppo “mammoni” e genitori spesso timorosi verso uno sport che può sembrare più pericoloso di altri, ma che in realtà non lo è.

“Desiderio” è la parola chiave dell’ultima parte di questo primo incontro.

Angelo Busicchio e Daniela Cucuzza sognano che tutti possano avere l’occasione e le possibilità economiche di praticare uno sport, perché “lo sport insegna a riprendersi da ogni fallimento”.

Lorenzo Martini, giovane giocatore di Ultimate Frisbee vorrebbe che il suo sport si diffondesse sul territorio, tanto giochiamo tutti, non esiste una panchina.

Claudio Zanelli auspica che lo sport diventi sempre più un valore, mentre Edgard Serba non ha un desiderio, ma una pretesa: lasciare un’impronta sui bambini con cui lavora, perché il mondo non è un display, ma è fatto di carne ed ossa. E corre veloce.


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