LA “BUONA SCUOLA”: MA È DAVVERO BUONA?

LA “BUONA SCUOLA”: MA È DAVVERO BUONA?
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La parola agli studenti in merito ad un aspetto della riforma della “Buona Scuola”: l’alternanza scuola-lavoro.

Studenti Alternanza scuola-lavoro (Tratto da "www.testo-unico-sicurezza.com"

L’alternanza scuola-lavoro è uno degli aspetti dell’istruzione secondaria del nostro sistema scolastico meno conosciuti.

In Italia è stata introdotta come modalità di realizzazione dei percorsi del secondo ciclo nel 2003, e con un decreto legislativo del 2005 è stata disciplinata come metodologia didattica per dare la possibilità agli studenti di alternare periodi di studio e lavoro.

L’obiettivo principale di questa modalità formativa innovativa, che avvicina i saperi tradizionali a ulteriori conoscenze, è quello di stimolare e motivare i ragazzi ad acquisire direttamente competenze riconosciute e spendibili nel mondo del lavoro.

Negli ultimi anni è stata oggetto di interventi di potenziamento, in particolare con la legge 107/2015, la cosiddetta legge Buona Scuola. Le novità attivate a partire dall’anno scolastico 2015/16 sono state numerose e rilevanti.

Innanzitutto sono state aumentate le ore annuali obbligatorie di alternanza da svolgere dalla terza classe. Per quanto riguarda gli istituti tecnici e professionali 400 ore, mentre per i licei 200 ore.

Inoltre è stato esteso l’accesso all’alternanza ad altri settori, come musei, enti sportivi e settori culturali, prima del tutto esclusi.

Un’altra novità riguarda la possibilità di svolgere percorsi di alternanza retribuiti nei mesi estivi, eventualmente anche all’estero.

Quello dell’alternanza scuola-lavoro è sempre stato uno degli aspetti del provvedimento più discussi e contestati. In particolare perché viene considerato uno sfruttamento legalizzato di manodopera giovanile.

Ma andiamo a vedere cosa ne pensa chi ha appena terminato un periodo di alternanza scuola-lavoro estivo retribuito (oltre al periodo scolastico): Luca e Haythem (18 e 17 anni), che hanno svolto un percorso di 5 settimane in imprese del settore informatico e Laura (18 anni), che ha lavorato per 6 settimane in un’impresa del settore industriale.

Siete stati trattati al pari di un normale dipendente?

Luca: Sì, abbastanza. Naturalmente, però, non ho svolto alcune mansioni, ad esempio quelle collegate direttamente al servizio per il cliente, perché ero un po’ impacciato e non ero pronto.

Haythem: Sì, avevo la mia postazione e i miei strumenti, ma per certe cose mi sono sentito trattato un po’ sbrigativamente. Forse perché non ho abbastanza competenze.

Laura: Direi di sì. Mi sono anche trovata a sostituire una collega in maternità ed ho svolto la maggior parte delle attività che prima venivano gestite da lei, anche se per iniziare sono stata seguita da altri colleghi. In alcuni casi, invece, mi hanno lasciata sola a svolgere mansioni poco importanti e non urgenti.

Siete soddisfatti delle mansioni svolte? Erano molto diverse le vostre aspettative?

Luca: Considerando che ho frequentato lo stage durante l’anno scolastico nella stessa azienda, mi aspettavo mansioni simili a quelle già affrontate, di cui sono rimasto molto soddisfatto e che mi hanno gratificato, ma, nonostante non sia stato così, sono comunque soddisfatto dei nuovi incarichi assegnatimi, perché mi hanno permesso di provare nuove e diverse esperienze lavorative.

Haythem: Sono soddisfatto, era esattamente ciò che mi aspettavo di fare. Mi piace il settore informatico.

Laura: Generalmente sì, soprattutto quando mi sono trovata a sostituire una collega, come ho detto prima, mentre non sono stata entusiasta delle mansioni di archivio che facevano svolgere solo a me, perché gli altri colleghi avevano sempre lavori più importanti e urgenti da fare.

Secondo voi è stata un’esperienza utile a livello formativo e professionale?

Luca: Sì, ho sicuramente appreso lezioni molto utili per il lavoro in quel settore e ho potuto instaurare e vivere un bel rapporto con i colleghi.

Haythem: Sì, credo sia stata un’esperienza formativa e che mi ha reso consapevole dell’ambiente lavorativo e mi ha permesso una prima immersione nel mondo del lavoro. Alla fine non è proprio come ce lo raccontano, me lo aspettavo diverso.

Laura: Insomma, mi aspettavo molto di più. La maggior parte del tempo l’ho occupata svolgendo mansioni di archivio, mentre credo che sarebbero stati più utili incarichi di maggiore rilevanza e, soprattutto, inerenti a quello che sto studiando e che mi piace.
Non mi è stato dato modo di imparare, cosa che invece mi aspettavo e speravo di fare. Mettere in ordine alfabetico pile di fogli non è un’esperienza indimenticabile, tantomeno utile alla mia formazione, però sono tranquilla e in parte soddisfatta perché è stato un primo importante sguardo verso il mondo del lavoro.

Credete che i 130€ settimanali previsti per legge siano stati una remunerazione adeguata e coerente con ciò che avete svolto?

Luca: Io penso di sì. Devo dire che, ad oggi, per la stessa somma farei volentieri qualche altra settimana (sorride, ndr).

Haythem: Abbastanza, credo che la remunerazione debba dipendere sia dall’impegno del tirocinante sia dall’utilità che ha rappresentato per l’azienda, quindi non può essere molto alta. Devo dire che, però, non credo sia giusto non fare distinzioni rispetto a chi ha un giorno libero per la chiusura dell’azienda o rispetto a chi svolge un lavoro part-time. Alcuni miei amici hanno ricevuto la stessa somma ma hanno lavorato meno di me.

Laura: Credo che i 130€ settimanali siano stati assolutamente coerenti e adeguati rispetto alle mansioni che ho svolto e anche considerando che sono all’inizio.

L’azienda dove hai lavorato ha espresso la volontà di assumerti in futuro? Se sì, pensi di accettare la proposta?

Luca: Mi hanno accennato questa idea proprio l’ultimo giorno di esperienza lavorativa che ho avuto durante l’anno nell’azienda. Ho terminato anche il periodo di alternanza estivo e ho lasciato, su richiesta, i miei contatti al responsabile… chi vivrà vedrà! Se penso di accettare? Assolutamente sì!

Haythem: Mi sono stati fatti complimenti per l’impegno e apprezzamenti per il mio lavoro svolto, ma nulla di preciso riguardo assunzioni o incarichi futuri. Se me li facessero ci penserei, perché mi sono trovato bene e potrebbe essere un buon punto di partenza.

Laura: Non mi hanno detto nulla chiaramente, ma, richiedendomi anche l’estate, dopo l’esperienza durante l’anno scolastico, mi viene da pensare che si sono trovati bene con me e che mi hanno apprezzato. Abito a due passi, ma se, terminati gli studi, mi facessero una proposta di lavoro, non so se la accetterei perché non aspiro a svolgere tutta la vita mansioni di archivio o da centralinista, senza nulla togliere a chi invece di questi incarichi se ne occupa quotidianamente.

Tre esperienze diverse e ugualmente interessanti.

Penso che l’alternanza scuola-lavoro non sia perfetta, anzi. In particolare ho molte perplessità riguardo l’obbligatorietà delle ore durante il periodo scolastico.

Per quanto riguarda il periodo estivo facoltativo retribuito, non mi pare assurdo, a patto che la retribuzione, oltre ai diritti e al trattamento del lavoratore (è scontato), sia adeguata (forse 130 euro settimanali sono pochi, ma dipende da vari fattori). Va detto che esistono contratti che consentono retribuzioni anche minori, ed è una vergogna.

Concettualmente l’alternanza può essere un buon punto di partenza per costruire un’idea del proprio futuro. Anche capire cosa non si vuole fare è un aiuto.


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(Foto in evidenza tratta da “www.scuolazoo.com“)

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