GUARDA DIVERSO: BULLISMO E NON SOLO [VIDEO]

Primo video-articolo. Professore bullizzato dai suoi studenti a Lucca. Volano bocciature e lunghe sospensioni, ma siamo sicuri di aver capito quale sia il problema e, soprattutto, come risolverlo?

Tanto si è detto e scritto sui fatti dell’Istituto di Istruzione Superiore “L. Carrara” di Lucca. Inutile dire che si tratta di fenomeni assolutamente inammissibili che meritano di essere puniti severamente. Piuttosto sarebbe fondamentale interrogarsi sui contesti dai quali questi fenomeni hanno origine.

A questo proposito consiglio di leggere Francesco Cancellato su Linkiesta.it, che scrive: “Nessuno di noi è assolto, di fronte a questo disastro […] figlio di una strategia deliberata, di un assassinio lento e inesorabile dell’istituzione scolastica che stiamo perpetrando da almeno quattro decenni. […] Perché se oggi è povero un giovane su dieci tra i 18 e i 34 anni – tre volte tanto rispetto a dieci anni fa – è per questo, semplicissimo, motivo. Che è stato sabotato l’unico ascensore sociale che avevano a disposizione. E fa specie, peraltro, che ogni protesta nei confronti del disastro educativo italiano sia esplosa solo quando si è provato – giuste o sbagliate che fossero le misure – a cambiare le cose. Come se lo status quo fosse qualcosa da preservare.”

Un sistema scolastico a cui mancano investimenti e nel quale non crede più nessuno, simbolo di una società che da un lato finge di essere pronta alla critica costruttiva e al progresso, ma che dall’altro sembra apprezzare quell’incancrenirsi che la affligge sempre più.

Una società immobile, insomma, che inevitabilmente dà spazio a quei drammi che ha ormai, di fatto, “normalizzato”. Penso innanzitutto all’accettazione della mediocrità, spesso addirittura divenuta la massima aspirazione. È emblematico quel “Mi metta sei” del bullo. Non ha senso, se proprio si deve minacciare e violentare in quel modo un insegnante lo si faccia per un nove o un dieci, almeno.

Ma in fondo è chiaro che quel voto non fosse l’obiettivo di quelle quattro teste vuote, anche se mette comunque in luce questa demenziale tendenza. È chiaro che gli imbecilli cercavano visibilità, e ci sono riusciti. È proprio questo, a mio avviso, il secondo cancro di questi tempi, la mania di visibilità.

I “bei valori” di solidarietà, serenità e collaborazione non attirano più, si va sempre più alla ricerca del gossip, della litigata, dello scontro. Oggi la realtà è fortemente influenzata dai mass media e dai modelli social, che portano le persone, in particolare gli adolescenti, a voler apparire ad ogni costo, a voler essere sempre i primi e a distinguersi dagli altri per deriderli e per dimostrare la propria supremazia.

Il tutto sfocia immediatamente in violenza verbale e, addirittura, fisica, tanto lo fa anche la “star” nei salotti in diretta TV o nelle Instagram Stories. 

Ogni tanto ci si sveglia, si colpisce quello che è l’anello più debole della catena, se non addirittura la vittima di un sistema malato, e poi torna a regnare l’indifferenza. Questo a mio avviso è il terzo disastro dei nostri tempi, forse il peggiore di tutti.

Ma tutto ciò non basta a inquadrare il problema. Se la scuola e, in particolare, la figura dell’insegnante stanno perdendo completamente di credibilità e rilievo significa che anche in loro qualcosa non sta funzionando. Si parla solo di quelli che, fortunatamente, sono dei rarissimi casi di violenza sui docenti, come quello di Lucca, ma non si parla mai delle violenze psicologiche che moltissimi studenti anche giovanissimi subiscono quotidianamente ad opera di professori incapaci e inadeguati a ricoprire un ruolo così importante. E tale condotta è terribilmente più grave, visto che si tratta di adulti, professionisti dell’istruzione e dell’educazione.

A livello mediatico “vendono di più” le violenze fisiche, certo, ma siamo così sicuri che sottovalutare le ferite emotive, spesso devastanti in termini di autostima, sia la cosa giusta?

Rispetto e stima si guadagnano quotidianamente sul campo, ma bisogna esserne capaci. Non basta un pezzo di carta, servono passione, impegno e tante qualità.

Non a caso qualche tempo fa scrivevo che “il mestiere dell’insegnante, se fatto a dovere, è un mestiere per pochi, anzi pochissimi” (vedi il primo pezzo consigliato in coda all’articolo).

Mostrarsi inadeguati e incompetenti di fronte a degli adolescenti scoraggiati e disorientati da una società così frenetica e ignobile significa assecondare un sistema destinato a sprofondare nell’ignoranza e nella violenza

 


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