SE QUESTO È UN UOMO

Il commento di un giovane arbitro in merito agli ultimi minuti di Real Madrid – Juventus e, soprattutto, alle dichiarazioni del post-partita del capitano bianconero Gianluigi Buffon.

Premessa

So che in Italia e nel mondo ci sono problemi ben più grossi di una partita di calcio, anche se, come in questo caso, si parla della più importante competizione per club. Sono un arbitro di calcio (sì, quelli che vengono sempre e comunque criticati o, addirittura, insultati, da tutti) e forse è proprio per questo che sento la necessità, anzi il dovere di dire ciò che penso degli ultimi minuti di Real Madrid – Juventus e delle conseguenti polemiche.

Seconda premessa

Sono consapevole che “toccare” la Juventus e, soprattutto, Buffon in Italia, in particolare per i tifosi bianconeri, ma non solo, è quasi come toccare mostri sacri del calibro di Valentino Rossi, Usain Bolt, Diego Armando Maradona, Roger Federer o Michael Schumacher, ma ho il vizio di dire sempre la mia, anche se risulto una voce fuori dal coro. 

Goal capolavoro in rovesciata di Cristiano Ronaldo nella partita di andata tra Juventus e Real Madrid a Torino.

Cominciamo.

Innanzitutto devo fare i miei più sinceri complimenti a una Juventus letteralmente stratosferica: nonostante gli avversari del calibro della foto di cui sopra, ha fatto una grande partita, sviluppando un ottimo gioco e, soprattutto, gestendo e superando brillantemente la pressione emotiva dovuta al pesante risultato dell’andata e al famoso “effetto Bernabeu”. In questo modo ha rimesso tutto in parità e ha sfiorato il miracolo in cui all’inizio neanche il suo capitano sperava.

Sotto il punto di vista prettamente tecnico-calcistico vado estremamente fiero di questa Juventus, così come della Roma, che contro i fenomeni della Liga spagnola hanno rappresentato magnificamente il calcio italiano. Grazie.

Ma l’aspetto tecnico non è e non può essere tutto nel calcio (e nello sport in genere). Non a caso più che di calciatori si parla di “undici uomini in campo”. Ecco, io credo che, alla luce dei fatti sia mancato qualcosa proprio in questi termini.

Gigi Buffon e Giorgio Chiellini e le “proteste” per il rigore concesso ai Blancos.

Caro Gigi Buffon, mi riferisco principalmente a te, che sei il capitano e, quindi, il rappresentante della squadra ad oggi più forte in Italia, oltre che il capitano della Nazionale azzurra.

Non metto certamente in dubbio la tua carriera, le tue vittorie, la tua esperienza e le tue doti calcistiche, anzi, devo dire che sono oggettivamente uniche e invidiabili. Però, come uomo e come sportivo, c’è qualcosa che di te non mi piace affatto. I motivi? Tantissimi. Per essere breve mi limito ai due esempi più recenti, che reputo significativi.

In primo luogo penso al goal fantasma di Muntari. “Se me ne fossi accorto non avrei sicuramente aiutato l’arbitro”, dichiari.

Pessimo già così, non credi? E a chi ti difende dicendo “almeno è stato onesto e non ipocrita”, rispondo che sostenere che ti dovremmo apprezzare per la tua “dimostrazione di onestà” è come affermare che dovremmo apprezzare Salvini se un bel giorno ammettesse di essere razzista. Le carte in tavola non cambiano: tu sei un disonesto e Salvini un ignorante (dal verbo ignorare, in quanto la razza umana è scientificamente una sola).

In secondo luogo non posso non prendere come esempio le tue dichiarazioni dopo la partita con il Real Madrid.

Hai massacrato l’arbitro dicendo che uno che vede un fallo di rigore e lo fischia in quel momento e con quelle squadre in campo deve “stare in tribuna con la moglie a mangiare patatine e bere Sprite”, perché, a prescindere dalla legittimità o meno della decisione, “non è un uomo, queste cose qua le fanno le bestie, gli animali”. Quel rigore, insomma, per te non andava dato a prescindere, perché nella tua testa avevi stabilito che quella partita doveva andare ai supplementari. Hai detto che “non sa un cazzo”, che non è in grado di arbitrare queste partite, che doveva riguardarsi l’andata e regolarsi di conseguenza, con la sensibilità di capire che partita ha fatto la Juventus e di non infrangere così il suo grande sogno. Hai ripetuto più volte che “ha dell’immondizia al posto del cuore”.

Perdonami Gigi, ma ti sei dimostrato un piccolo, piccolissimo uomo. Un esempio da non seguire, insomma.

Peccato che, invece, ormai sei un’autorità del calcio internazionale, e sei un esempio per tanti, tantissimi.

Mi aspettavo che a un certo punto Buffon gli desse un pugno” e poi “Anch’io, e avrebbe fatto bene”, ho sentito. Questo è il tipo di reazione più comune che la tua scenata e i tuoi insulti hanno provocato. Il dramma ancora più grande, però, è che le tue parole e il tuo comportamento avranno delle ripercussioni ancora più gravi nelle categorie minori, dove dei giovani arbitri che non sono certo così tutelati arrivano a prendere pugni per partite che non contano nulla.

Parole del genere non sono accettabili, Gigi. Non te le puoi permettere.

Il calcio, e parlo di quello vero, quello pulito, non è regolato da una giustizia ad personam dettata dalla “sensibilità” dell’arbitro (o del Buffon?) del momento. Forse tu non lo sai, ma c’è un regolamento e questo va seguito, che sia il primo minuto di una partita di terza categoria o il 90º della finale dei Mondiali, a prescindere dai giocatori e dalle squadre in campo.

Ora Gigi mi fermo, perché sono così sensibile da non voler sparare sulla croce rossa. L’unico consiglio che mi sento di darti è quello di riguardarti tutte le partite in cui forse siete stati favoriti. Riguardale tutte, dalla prima all’ultima, e poi, se ti avanzerà del tempo, pensa alla tua di “sensibilità”. E lo stesso vale per i tuoi compagni, Chiellini in primis, che ha mosso accuse assurde, forse scordandosi un pezzo importante di storia del calcio italiano.

Detto questo, beh, sarebbe stato ben più facile fare come te e scagliarmi contro l’arbitro, tanto è solo contro tutti e non può neppure controbattere.

I miei idoli e i miei esempi, però, sono uomini e donne veri. Sportivi, onesti e sensibili, e non solo a parole.

 


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Una risposta

  1. 28 aprile 2018

    […] SE QUESTO È UN UOMO […]

     

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