PROF, I RAGAZZI A SCUOLA DEVONO VIVERE, NON SOPRAVVIVERE

Alla scuola, agli studenti e agli insegnanti, quelli capaci e meritevoli e quelli che, per svariate ragioni, non lo potranno mai essere.

Innumerevoli sono i discorsi in cui tutte le istituzioni pubbliche, dal Presidente della Repubblica ai Sindaci dei Comuni più sperduti, fanno riferimento all’importanza che la cultura e l’istruzione pubblica rivestono per cambiare in meglio il nostro domani.

“Il primo euro che abbiamo a disposizione lo mettiamo proprio nella nostra scuola pubblica, perché questo è il più importante investimento per un avvenire migliore.”

Queste parole sono abbracciate da tutti, senza distinzioni ideologiche. E in queste righe trovano un altro abbraccio, forse il più caloroso, ma sicuramente più critico e progressista di tanti altri.

Gli investimenti nelle strutture scolastiche, nelle borse di studio, nei contributi agevolati, nelle mense gratuite e in ogni altra misura per aiutare gli indigenti non bastano, altrimenti non si spiegherebbero le critiche quotidiane verso alcuni aspetti del nostro sistema scolastico.

La scuola è innanzitutto la fonte principale di conoscenza, nonostante l’avvento di tecnologie che ci permettono di avere in tasca tutto il sapere e la storia dell’umanità. Ma non si limita a questo. A scuola si impara a vivere, a combattere, a sognare, a collaborare, a partecipare, a discutere e a confrontarsi con gli altri.

La scuola ha compiti tanto importanti quanto difficili da portare a termine, ma non può permettersi di sbagliare neanche un colpo. Proprio per questo è necessario che tutti coloro che la popolano tendano verso la stessa direzione.

Gli studenti devono impegnarsi, studiare, svolgere i compiti e, magari, arricchire le loro esperienze didattiche partecipando agli eventi, alle attività o ai concorsi che la scuola propone.

I ragazzi, però, devono vivere nella scuola, non sopravvivere.

Perciò il corpo docente deve essere composto da professionisti che siano persone corrette, ragionevoli, empatiche e oneste, oltre che laureate nelle specifiche materie.

Il mestiere dell’insegnante, se fatto a dovere, è un mestiere per pochi, anzi pochissimi.

L’insegnante è colui o colei che deve trasmettere le sue conoscenze maturate negli anni di vita e studio a ragazzi giovani, incoscienti e spesso non ancora del tutto maturi.

L’insegnante è un artista, e, come tale, per poter essere apprezzato e capito nella sua arte, deve ascoltare e farsi ascoltare, oltre che essere onesto, con sé stesso e con i suoi alunni.

Gli insegnanti hanno un potere enorme sugli studenti e sulla loro mentalità, ma questo potere devono saperlo gestire al meglio e, soprattutto, devono esserne orgogliosi. Non è ammissibile fare differenze, discriminazioni o, addirittura, sostenere una sorta di “guerra” contro chi sta dietro al banco. Ogni momento deve essere esclusivamente educativo e deve rappresentare il “buon esempio”. Spesso tutto questo non avviene.

Esistono realtà in cui i professori sono delusi dal loro lavoro, in quanto non si sentono realizzati, poiché aspiravano a fare altro, o che, magari, vogliono davvero insegnare, ma in un istituto o grado diverso da quello che il loro incarico prevede.

Altri, invece, non hanno la minima idea di cosa significhi svolgere questo mestiere e non possiedono le caratteristiche necessarie, nonostante siano abilitati a farlo. Come chi, distaccandosi completamente dalle persone che lo circondano, siano esse studenti o colleghi, trasforma le lezioni in momenti estremamente formali, freddi e spesso tesi, dove, completamente impassibile, cerca di imporre la sua superiorità e, soddisfatto, si approfitta di qualche brevissimo ritardo di arrivo, di qualche chiacchiera o battuta per criticare pesantemente il comportamento e il lavoro del gruppo classe.

Per non tralasciare coloro che godono di curriculum e fama rispettabili per incarichi, lavori o collaborazioni passati e che poi cambiano vita per dedicarsi all’insegnamento, dove, magari per mancanza di esperienza o passione, seminano ben poco e, di conseguenza, raccolgono quasi nulla dai ragazzi.

Ci sarà un motivo se negli ultimi anni sempre più genitori tendono sempre più a difendere i propri figli e sempre meno a schierarsi a prescindere con gli insegnanti. Rispetto e stima si guadagnano quotidianamente sul campo, non con un pezzo di carta. È così per tutti.

Il problema è che i ragazzi vivono sulla propria pelle l’incapacità dei loro professori e le conseguenze sono disastrose perché, oltre a perdere innumerevoli occasioni di apprendimento e miglioramento, gli studenti vivono ingiustamente periodi di estrema ansia, tensione, stress e massacro psicologico dovuti a persone che non sono in grado di incarnare la figura dell’insegnante.

Questo è un fenomeno molto grave e di interesse generale che non si risolve investendo su nuove strutture, laboratori, tecnologie, macchinari o corsi di aggiornamento per insegnare ad aprire caselle di mail o registri elettronici, tutte cose comunque necessarie.

A scuola, per lasciare dei segni e contribuire davvero al sogno del futuro migliore, non basta dare il proprio massimo, cosa che, purtroppo, spesso neanche accade. Occorrono l’umiltà, il coraggio e la voglia di mettersi quotidianamente in gioco per diventare sempre migliore.

Fortunatamente esistono docenti che svolgono il loro mestiere davvero bene, professionisti che non si accontentano mai dei traguardi che raggiungono, anzi si spingono sempre oltre nella formazione dei loro studenti, senza tralasciarne la crescita umana, oltre che prettamente didattica. Tutto ciò i ragazzi lo apprezzano e lo riconoscono, sempre.

Come insegna Niccolò Machiavelli ne “Il principe”, il sovrano è colui che conosce al meglio i suoi sudditi, ma gli stessi sudditi sono coloro che possono valutare al meglio l’operato di colui che li governa e li amministra. Nella scuola vale lo stesso principio: non c’è nessuno che possa valutare il lavoro di un insegnante meglio dei suoi alunni, così come ogni insegnante che svolge il suo mestiere opportunamente conosce meglio di chiunque altro i suoi ragazzi.

La scuola aggrega e valorizza, non divide o penalizza. La scuola insegna, non giudica o scredita.

La scuola potrebbe essere stupenda, davvero.

 


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