FINALE DI TOKYO 2018: GENIALE STUDENTE IMOLESE CANDIDATO A RAPPRESENTARE L’ITALIA

I suoi compagni lo definiscono un genio assoluto, per lui è tutto normale. Ecco la sua storia.

Un mix di semplicità, rarissimo talento, spiccata intelligenza, voglia di mettersi in gioco per migliorare e divertirsi e, dettaglio non indifferente, giovanissima età. Si tratta di Paolo Battellani, uno studente del quinto anno del corso programmatori dell’Istituto Tecnico “Paolini” di Imola che ha dimostrato di avere un talento ben al di sopra della media. Paolo, infatti, a diciotto anni appena compiuti, si è classificato secondo alla prova nazionale ed è uno dei venti ragazzi candidati a rappresentare l’Italia intera alla finale internazionale delle “Olimpiadi di Informatica”, che si terrà il prossimo anno a Tokyo. Come è possibile? Lasciamolo dire a lui.

Paolo Battellani

Qual è stato il tuo primo approccio al mondo dell’informatica e, più in particolare, della programmazione? 

Il mio primo approccio all’informatica, così come viene proposta alle olimpiadi, è stato due anni fa, con la scelta del percorso indirizzato appunto all’informatica (“Sistemi Informativi Aziendali”, chiamato più semplicemente “Sia”) come specializzazione per il triennio. Lì ho potuto sperimentare per la prima volta la programmazione software, che sta alla base di tutto il mondo informatico e consente di dare vita a semplici operazioni logiche e matematiche, ma anche a qualcosa di molto più complesso come un algoritmo, quindi applicazioni e programmi come, ad esempio, quelli che usiamo quotidianamente nei nostri pc, tablet e smartphone.

Come ti è venuta l’idea di partecipare alle “Olimpiadi di Informatica”? Dove hai saputo di questa possibilità?

Ho saputo di queste olimpiadi a scuola, dal mio professore di informatica. Sono rimasto subito incuriosito e da lì ho deciso di provare a mettermi in gioco, tanto non ci perdevo nulla. Durante quell’anno (ero ancora in terza) ho partecipato per la prima volta, passando alcune selezioni e riuscendo a qualificarmi per la fase nazionale, tenutasi a Catania, dove, purtroppo, non ottenni buoni risultati, in quanto non mi ero reso conto che si trattava di un livello completamente diverso. L’anno successivo, in quarta, è andata diversamente.

Hai parlato di selezioni, di che prove si tratta?  

Innanzitutto le olimpiadi di informatica si compongono di una selezione scolastica, una selezione territoriale ed una selezione nazionale. La selezione scolastica, che si svolge a livello di istituto, consiste in test e domande semplici di logica e non è altro che un piccolissimo assaggio rispetto alle altre prove. Nella selezione territoriale, che riunisce i migliori della zona e che nel mio caso si è tenuta a Bologna, si inizia ad avere a che fare con problemi abbastanza semplici che richiedono la scrittura di un programma, ma senza particolari difficoltà e limiti di tempo. Infine, per quanto riguarda la selezione nazionale, così come la finale internazionale, i problemi da risolvere si fanno più complessi e vengono anche imposti dei limiti di tempo e di memoria per l’esecuzione del proprio algoritmo (cioè il programma), pena decurtazione del punteggio.

Medaglia ufficiale delle OII (Olimpiadi Italiane di Informatica) consegnata a Paolo

E come te la sei cavata? 

Molto bene direi. Dopo aver superato a pieno punteggio sia la selezione scolastica sia quella territoriale ho iniziato a prepararmi per la selezione nazionale, che quest’anno si è svolta a Trento. La prova consisteva in 3 problemi da svolgere nell’arco di 5 ore. Nonostante, come la media generale dimostra, fossero più difficili dell’anno precedente, studiando per tempo, risolvendo le prove degli anni precedenti e frequentando un periodo di stage a Bologna insieme ad altri ragazzi che avrebbero partecipato alla fase nazionale, sono riuscito ad arrivare al secondo posto in Italia. Sono molto soddisfatto e devo dire che è stato uno stimolo fondamentale la voglia di rifarmi per l’anno precedente. Ciò che mi spinge è proprio questo desiderio di mettere alla prova me stesso per cercare di risolvere problemi sempre più complessi.

E ora cosa ti aspetta?

Ora mi aspettano diversi periodi di stage a Volterra, dove i primi 20 classificati alla selezione nazionale si alleneranno per prepararsi alla finale internazionale. Al termine di questi stage si svolgeranno degli esami che consistono in simulazioni di competizioni e i primi quattro classificati comporranno la squadra che rappresenterà l’Italia alle finali internazionali di Tokyo. Naturalmente ho intenzione di continuare a studiare anche per conto mio, e ho già ricominciato a risolvere qualche nuovo esercizio. Non sarà facile, ma l’importante è prepararsi al meglio ed impegnarsi al massimo.

Cosa vedi nel tuo futuro? Hai ricevuto qualche consiglio dai professori? 

Mi è stato proposto di fare richiesta per l’ammissione ad alcune università estere, in particolare in un’importante università in Inghilterra, dove altri ragazzi che hanno raggiunto buoni risultati alle olimpiadi di informatica gli anni precedenti non hanno avuto problemi. Siccome le domande di ammissione si chiuderanno a breve non ho intenzione di sprecare questa possibilità e sto già iniziando a preparare la mia. Credo che studiare ed allenarsi sia la strada migliore per migliorare e raggiungere traguardi sempre migliori, quindi non ho intenzione di fermarmi qui.

Cosa pensi sia necessario a scuola per riuscire a valorizzare i talenti e le qualità di ciascuno?

Ciò che mi sento di dire è che credo che sia importante spingere i ragazzi a cimentarsi e a mettersi in gioco il più possibile. Per farlo serve comunicare di più e, soprattutto, meglio. Spesso queste iniziative vengono sottovalutate dai professori perchè non rientrano nel programma da svolgere, ma, secondo me, sono molto rilevanti per valorizzare veramente i talenti di ciascuno.

 

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Una risposta

  1. 19 novembre 2017

    […] FINALE DI TOKYO 2018: GENIALE STUDENTE IMOLESE CANDIDATO A RAPPRESENTARE L’ITALIA […]

     

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